PREMESSA

 

Nella presente opera ci siamo sforzati di investigare la vera origine delle Messe nere e al contempo di valutarne il valore. E’ troppo facile chiamare satanismo ciò che non si capisce. Per ammettere il satanismo bisogna preliminarmente ammettere l’esistenza di Satana. Se si scorrono le compilazioni degli antichi commentatori della Bibbia, si rinvengono le peggiori sciocchezze su angeli e demoni. Ora, ai nostri giorni, è impossibile accontentarsi di quelle puerili spiegazioni. Ma del resto non si può negare l’efficacia delle Messe nere. Lo attestano le persone a cui hanno legata la stringa nel corso di una Messa nera[1]. Lo attestano le persone morte di mal sottile a causa di una Messa nera celebrata da un nemico. Bisogna dunque ricercare la causa di questi fenomeni, al di là dell’azione di angeli e demoni. Inoltre gli autori che hanno scritto di Messe nere si sono fermati soprattutto all’aspetto concernente l’oscenità. Ci hanno lasciato una descrizione precisa di nudità, atti osceni, presenza di individui anormali. Ci fu vera oscenità? O quegli atti, quelle nudità hanno avuto una ragione che bisogna cercare di scoprire indagando i riti dell’Antichità? Tutto ciò ci conduce alla supposizione che la Messa nera altro non è che la deformazione di un’antichissima cerimonia, forse vecchia quanto il mondo. Per arrivare a quest’antica cerimonia, abbiamo scoperto che la sua Tradizione è giunta fino a noi grazie all’intermediazione di associazioni o singoli individui particolarmente illuminati. Le sette ne furono i depositari segreti. In seguito, questa Tradizione si è dispersa e maghi e stregoni ne hanno raccolto qualche frammento finchè gli spiritisti hanno ritrovato la verità, partendo da posizioni diverse. La Tradizione si riassume nello spiritismo al quale va ad aggiungersi l’occultismo e la magia. La chiave della Tradizione, il suo segreto a lungo celato, non è che la radio-attività universale.

 

 

 

CAPITOLO PRIMO

Tradizione rossa e Tradizione nera

 

 

Voler stabilire una data d’inizio per le Messe Nere ci pare davvero un’illusione. E’ certo, invece, che furono la trasformazione di una cerimonia risalente alla più alta antichità. E’ anche probabile che se ne ignori il vero cerimoniale. Tutto ciò che sappiamo, ci è stato trasmesso da scrittori o da chi aveva interesse a distorcere la verità o che aveva semplicemente scambiato le apparenze per la realtà. Di certo fu il cristianesimo che gli ha conferito l’aspetto di una messa e ciò, in un periodo relativamente recente. Tuttavia a noi resta la denominazione che i cristiani gli hanno dato e che ci servirà di base per studiarne sia la ragione che la finalità.

 

In base a ciò che ci è stato tramandato, è chiaro che l’intenzione di quelli che vi partecipavano era di attirare su loro stessi la protezione di ciò che si è chiamato “lo Spirito del Male”. In conseguenza di ciò è evidente che si concepivano due polarità nella Potenza superiore, o divina: il polo del Bene e il polo del Male. Qui però affrontiamo una inesattezza che riguarda un semplice gioco di parole. Cos’è il Male? Cos’è il Bene? “Verità al di qua delle Alpi, menzogna al di là”, recita un vecchio adagio. La morale è cambiata in ogni epoca, si è adattata ai bisogni del momento assecondando in particolar modo l’interesse delle classi dirigenti.

 

Non ci si può basare, dunque, su nessuna definizione di ciò che è Bene e ciò che è Male e si deve cercare altrove una spiegazione per questi due termini che, alla fin fine, sono stati adoperati esclusivamente dai cattolici e dalle religioni che ne sono seguite nel corso dei secoli. Ci troviamo pertanto unicamente in presenza di queste due emanazioni della Potenza Divina, cui bisogna attribuire un nome, ma per denominarle è necessario sapere in cosa consistono.

 

Alcuni hanno potuto affermare che il Bene, rappresenta il polo positivo, la corrente proiettiva, mentre il Male, la corrente negativa, il polo attrattivo. Ma questa non è che un’altra denominazione che non spiega nulla. Nel simbolismo dell’antichità troviamo però qualcosa di più: il Bene veniva rappresentato dal Rosso, mentre il Male dal Nero. Ecco dunque una prima indicazione, se si traspone quest’analogia con quell’altra che ci fornisce ancora l’antichità: il Rosso, è lo spirituale; il Nero, il materiale.

Arriviamo così all’oggetto delle Messe Nere, che dovevano procurare a coloro che vi si consacravano, la riuscita nel campo della materia. Ciò del resto ben si concilia con lo spirito dei cristiani delle origini, per i quali l’anima era tutto, mentre il corpo era visto come un ostacolo ingombrante. E’ dunque ammissibile che quei primi cristiani avessero chiamato “Male” tutto ciò che fosse stato in un qualsiasi rapporto con il corpo, lasciando la priorità all’anima eterna. Abbiamo così la prova che coloro i quali si dedicavano alle Messe Nere riconoscevano, consciamente o inconsciamente, l’esistenza di queste due emanazioni divine. Per ciò stesso, essi si allontanavano dal cristianesimo puro, diventando oggetto di esecrazione agli occhi di una società che aveva bisogno di un settarismo intransigente, per poter consolidare la propria autorità.

 

Tutti i neofiti si rifugiano nella stretta osservanza della loro dottrina ed i primi cristiani non sfuggivano a questa regola generale. Da ciò sono derivate tutte quelle interminabili discussioni, durate secoli, sull’unità della sostanza divina. E’ tuttavia impossibile demolire un fatto con la dialettica; le parole sfuggono, il fatto resta. Questa dualità dell’Essenza superiore o divina appartiene ad una Tradizione millenaria che non è mai cambiata, malgrado gli assalti che ha dovuto sostenere. Si è trasmessa fino a noi, tramite una catena ininterrotta, a dispetto di apparenze sfavorevoli.

 

Per nostra sfortuna ne abbiamo smarrito la vera chiave, la spiegazione esatta che ci avrebbe illuminato una infinità di fenomeni a cui assistiamo giorno dopo giorno. La scienza moderna ci porta lentamente a questa comprensione, ma attraverso la strada dell’istruzione scolastica. Si accanisce nello studio degli elementi di una causa unica, senza cercare inoltre di risalire direttamente  verso di essa. E’ probabile che questa evoluzione si sia già prodotta sul nostro globo. Giunta allo scopo, ha dato la Rivelazione conclusiva. Dopo questo massimo assoluto, si realizza una specie di involuzione, che mise la Rivelazione  tra le mani di un numero ridotto di adepti.

 

Così è verosimile che la civilizzazione Rossa fu erede di questa prima Rivelazione, che poi racchiuse nei templi di Osiride. Ne consegue che questa dottrina rossa contiene la Tradizione che appartiene alla nostra civilizzazione. In altri termini, gli adepti dell’occultismo odierno, sono i diretti eredi dei sacerdoti dei templi di Osiride. Per provare l’esattezza di questa nostra proposizione, si può fare un rapido excursus storico. E’ sufficiente allo scopo constatare che la stessa dottrina si rinviene in ogni epoca. Arriviamo in tal modo alla spiegazione delle Messe Nere, ai loro scopi e al loro oggetto. Tuttavia per scoprire la verità dovremo demolire tutta una sovrastruttura fatta di menzogne interessate o di ingenuità create con ogni supporto dall’immaginazione popolare.

 

Se si ammettono come esistenti queste due forme della potenza divina, si possono anche ammettere l’esistenza di sacrifici o cerimonie per ognuna di loro. Da qui vengono i termini che si rinvengono in molti autori, di magia bianca e nera, di alta e bassa magia. Ora, è solo dopo la nascita del cristianesimo che si è parlato della seconda. D’altronde non si deve mai dimenticare che sulla terra, prima Gesù e poi i suoi apostoli, non hanno mai cessato di lottare contro la deboscia di Roma, diventata un pericolo per il genere umano. Si capisce quindi, come vedremo anche in seguito, che in tutte le cerimonie di quella che si definisce magia nera, c’è sempre stato un certo sessualismo. Quest’ultimo è necessario per molteplici motivi che cercheremo di esaminare nel corso di quest’opera. Adesso, contentiamoci di constatarne l’esistenza. Sempre il cristianesimo ha inventato il termine Diavolo, riferendolo a tutto ciò che attiene all’ordine materiale della vita umana.

 

Per riassumere: la Potenza Divina si mostra al genere umano sotto due forme, una si riferisce all’intellettualità e la seconda alla materialità. Tuttavia l’individuo mortale non è in grado di partecipare di questa potenza soprannaturale se non attraverso la mediazione di esseri anch’essi soprannaturali. Nelle cerimonie della magia è ad esse che si rivolge l’officiante, e tali esseri soprannaturali e intermediari si possono chiamare “anime evolute” o “elementali”; il risultato non cambia. Per porsi in rapporto con questi si utilizzano diversi mezzi in ambienti adeguati. In definitiva, non si tratta che di una questione di ambientazione magnetica, come vedremo più oltre.

 

Il magnetismo universale domina il mondo ma noi abbiamo cominciato ad accorgercene solo nel nostro secolo, con la scoperta del radio, della telefonia senza fili ecc. Nello stesso ordine di idee, si trovano la telepatia e la televisione. In realtà, è la religione che ha deformato il senso delle parole; essa ha trasposto in un piano artificiale e solo religioso quelli che nella Tradizione erano unicamente termini scientifici. Se noi ora adottiamo questa terminologia scientifica, priva di orpelli, arriviamo alla semplice constatazione che la Potenza divina si riassume in due fluidi di polarità contraria, il fluido proiettivo o positivo e il fluido attrattivo o negativo. La stessa Potenza divina non è altro che un vortice condensatore.

La Kabbala, che è la forma della Tradizione più vicina a noi, insegna che l’universalità degli esseri e delle cose, si compone di piani o mondi sovrapposti, raffigurati come dei cerchi concentrici. A questi mondi ha dato i seguenti nomi: Asiah, Jesirah, Briah e Aziluth.

 

Asiah contiene il nostro globo e i pianeti, ed è anche la residenza degli elementali inferiori o, più esattamente, delle anime prive di corpo fisico ma ancora in contatto con l’universalità degli esseri viventi sulla terra. In rapporto a noi, alla nostra benchè minima capacità di contare, sono infiniti nel tempo e nello spazio. Per loro: un chilometro non significa nulla o almeno non dice nulla. Jesirah è l’ambito degli Angeli o elementali superiori, la loro potenza è ancor più vasta e per noi è impossibile concepirne il limite. Briah è la residenza delle anime libere. Queste non sentono più alcuna attrazione verso il mondo terrestre in particolare, esse ci sovrastano dall’alto. Aziluth infine, è il vortice centrale di luce e calore. Il Tutto che simboleggia la Potenza divina.

 

Il pentacolo di Salomone ci significa che ognuno di questi mondi corrisponde ad uno dei due elementi della Potenza divina. Così gli elementi del mondo di Asiah sono influenzati dal polo positivo, mentre quelli di Jesirah da quello negativo. Ciò significa per noi che la cerimonia magica si riduce ad una semplice questione di ambientazione magnetica. Per esempio, per attirare gli elementali, è necessario creare un ambiente attrattivo[2]. Quelle che si son dette le Messe Nere non sono state dunque altra cosa e non hanno avuto altro scopo che questo: attirare gli elementali. E’ risaputo inoltre che ogni parte del corpo, tutti gli oggetti inanimati, partecipano rispettivamente ad uno dei due fluidi. Infine, diversi temperamenti sono particolarmente attrattivi[3].

 

Pertanto nella Messa Nera o in quella cerimonia che con tal nome si è voluto definire, non è mai stata questione, in verità, di conversare con il Diavolo, ma invece di mettersi in rapporto con gli elementali di Asiah, per ottenere un risultato concreto, mediante una semplice trasmissione di pensiero[4]. Ciò è la prova che lo Spiritismo è una delle forme della magia, perché ogni anima liberatasi dal corpo fisico, evolve nel mondo di Asiah e poi in quello di Jesirah. La cosa implica del pari l’ammissibilità della metempsicosi, potendo supporre allora che l’anima prima di passare da Asiah in Jesirah e da questa in Briah, effettua un nuovo soggiorno sulla terra. E’ la dottrina della reincarnazione.[5] Ora, la reincarnazione appartiene alla Tradizione di tutti i tempi e la si è trovata in molti dogmi religiosi.

 

Naturalmente, questa Tradizione mette in imbarazzo la dottrina del libero arbitrio, oggetto di tante discussioni, con o senza grazia. E’ però probabile che il libero arbitrio si limiti ad un numero molto limitato di azioni. Quest’ultimo è del resto ancor più limitato nella vita sociale, dalle leggi e dalle convenzioni. In questo breve esposto noi vedremo a cosa si riferiscono in realtà le Messe Nere. Fu solo in certi personaggi, poco versati negli argomenti scientifici, che divenne una folle elucubrazione. I particolari che ci hanno trasmesso gli autori che hanno trattato della questione, sono assai incompleti e male esaminati. E’ del resto molto probabile che questi autori antichi non abbiano assistito che a delle false Messe Nere, sceneggiate più o meno ben fatte da stregoni ingenui o da preti simoniaci[6]. Questo tipo di Messe Nere non hanno alcun rapporto con le vere cerimonie magiche, quelle che hanno per scopo di mettersi in contatto con gli esseri sopraterrestri che, per loro possibilità, possono intervenire a modificare un destino.

 

Non è men vero però, che in queste cerimonie, false o meno che siano, la nudità riveste un ruolo importante. Vedremo più avanti qual è il motivo di questa funzione. Ora, ci preme sapere se questa Tradizione, alla quale noi ci ricolleghiamo, così come le Messe Nere e le stregonerie del medioevo, sia davvero unica, e sempre la stessa. E’ gettando uno sguardo sulla storia che potremo maturare questo convincimento. Parallelamente, lungo tutto il corso di questa Tradizione, scopriremo le tracce della presenza della sessualità.

 

 

CAPITOLO SECONDO

Le due polarità e il mistero del Tre

 

 

Non bisogna pensare che lo spiritismo e la magia siano nati nel medioevo. Tertulliano ci informa che nell’Impero Romano c’era un numero enorme di maghi, stregoni, teosofi e kabbalisti. Era l’epoca in cui si deificava Apollonio di Tiana. Ammiano, lo storico-soldato, ci riferisce di un aneddoto davvero singolare. Durante una riunione di ufficiali si tentò di interrogare gli spiriti, per sapere chi sarebbe diventato imperatore. Si portò sulla tavola un pendolo che si dispose equidistante su delle lettere alfabetiche. Questo si arrestò successivamente sulle lettere seguenti: T-H-E-O-D… Sfortunatamente non aggiunse altro e l’imperatore, messo al corrente dell’accaduto fece decapitare tutti i personaggi importanti chiamati: Teodosio, Teodoro, Teodato ecc.[7]

 

Bisogna notare che furono gli ebrei che avevano fatto conoscere queste pratiche, così pure certi orientali appartenenti a sette sconosciute a Roma. Per rintracciare l’origine di queste credenze bisogna dunque risalire più indietro. Sia come sia, che si guardi a nord, a sud, a oriente, a occidente, si trova sempre questo mistero di una trinità sotto denominazioni differenti. Secondo Tacito, i Germani adoravano il sole e la luna; li adoravano sotto i nomi della dea Sunna e di suo padre Manes. Adoravano anche una terza dea chiamata Ertha o Freya. Da questi tre dei sono derivati: Sonntag, Mondtag, Freytag, dai quali si evince che Sonntag = domenica = ilsole. Montag = lunedì = la luna. Freytag = venerdì = Venere. La stessa trinità, sempre secondo Tacito, la troviamo tra gli Scandinavi: Odino, Thor o Donar, Tyr o Saxnot.

 

Nelle più antiche Tradizioni orientali ancora la stessa trinità. Secondo Zoroastro, dall’eternità assoluta o Wodh emanano: Ormudz, principio intellettuale; Ahriman, principio materiale; Mithra, la volontà umana. E’ qui dunque che scopriamo in modo più lampante il significato reale della Tradizione. Risalendo ancor più indietro, fino ai tempi dell’antico Egitto, abbiamo: Osiride: principio maschile; Iside: principio femminile. Al di sopra di essi domina Ishwara, l’Assoluto degli Atlantidei.

 

Ovunque rinveniamo quindi la stessa dottrina di un principio maschile o proiettivo e morale; un principio femminile, attrattivo o materiale ed un principio unico, assommante in se stesso i due principi precedenti. Si può dunque ricondurre la Tradizione alla seguente cronologia che non mostra invero alcuna interruzione, salvo ai nostri giorni in cui la scienza si accaparra tutte le verità, per risalire la scala delle conoscenze:

 

Osiride appartiene alla civilizzazione rossa.

Il Brahmanesimo, sorto con Ram, risale al 6.700 a.C.

I Druidi si situano pressappoco nello stesso periodo.

Zoroastro: 2.700 a.C.

Mosè: 1.600 a.C.

Orfeo: 2000 a.C.

Pitagora: 700 a.C.

Odino risale ad un’epoca molto più recente.

 

Infine la scuola di Alessandria, che si scontra immediatamente con il cristianesimo nascente. E’ quest’ultima che darà nascita a tutte le eresie e scismi che la Chiesa si è sempre sforzata di combattere. Si vede dunque che vi è un procedere regolare e continuo nella Tradizione[8]. Tuttavia, se è facile ammettere questo processo fino alla venuta di Gesù Cristo, sembra più difficile riferire eresie quali lo Gnosticismo a questa antica Tradizione, ma è ciò che noi ci sforzeremo di dimostrare, svolgendo una breve panoramica sulla storia di tali eresie.

 

Preliminarmente, soffermiamoci sui grandi iniziati precedenti la nostra era[9]. Il grande iniziatore della razza bianca fu Ram. Apparteneva al collegio dei Druidi e veniva come loro dal Polo Nord. Si staccò dal collegio dove celebrava e, accompagnato da numerosi proseliti discese per la prima volta nella regione del Mar Caspio. I cronologisti fissano questo esodo a circa il 6.000 a.C. Avendo aumentato il numero dei seguaci, varcò i monti Urali giungendo fino in India. Da qui i nomi di Lama, Brahma… che si trovano nella teologia indù.

 

Secondo la Tradizione, i dodici segni dello Zodiaco si riferiscono alla storia di Ram. L’ariete che lo rappresenterebbe, fugge verso il sud, girando la testa verso il nord. Poiché l’ariete è preso come il primo dei segni, esso indica l’inizio dell’anno. Quest’inizio avrebbe dunque luogo al principio del solstizio d’inverno, cioè verso il 21 dicembre. Notiamo del resto che presso i Druidi, cui apparteneva Ram, la raccolta del vischio avveniva la notte del 25 dicembre, cioè la notte di Natale. Ram può essere considerato come il grande iniziatore della razza bianca, erede con i Druidi della Tradizione Rossa, la trinità Ishwara, Osiride, Iside.

 

Zoroastro o Zarathoustra sembra essere il più diretto discendente di Ram. E’ il fondatore del Parsismo, base del Brahmanesimo. Alla stessa Rivelazione appartengono Orfeo e Mosè. Entrambi vennero iniziati nei templi egiziani. Entrambi ebbero il titolo di Figlio di Dio, con la necessaria autorità per portare ovunque la buona parola. Orfeo creò la mitologia greca la quale divulgava, mantenendoli oculti, i grandi segreti della natura. Ogni racconto mitologico possiede un senso apparente ed uno nascosto compreso dai soli adepti.

 

Mosè da parte sua è il padre della Kabbala riservata agli adepti e che nasconde anch’essa, sotto il velo del simbolismo, i segreti della natura. Odino, ultimo discendente dei Druidi, diverrà il grande iniziatore dei Celti e dei popoli settentrionali, ricondotti da lui all’antico culto che le emigrazioni e le grandi invasioni avevano in parte distrutto.

 

Come abbiamo già detto, se si comparano le dottrine di tutti questi grandi rivelatori, le si ritrovano ovunque identiche nella sostanza, ovunque esse ci mostrano un elemento proiettivo e maschile, un elemento attrattivo e femminile, e la loro combinazione che offre un completo equilibrio. E’ ciò che la Kabbala ci significa con le parole enigmatiche dello Zohar: “In lui, le due narici da cui prorompe il soffio che anima ogni cosa”.

 

Anche Pitagora vene iniziato nei templi egiziani, riportò tra i Greci la rivelazione che stava cominciando ad affievolirsi, presentandola sotto un aspetto suo proprio. Sarà il primo ad entrare davvero nell’ambito scientifico, trascurando il simbolismo, e offrendo una sorta di formule precise. Ciò si riferisce unicamente all’evoluzione dello spirito greco. Attraverso questi cammini noi giungiamo alla Kabbala e alla Scuola di Alessandria. Per la Kabbala, ecco cosa scrive Papus, che citiamo perché è quello che riassume al meglio tutta la questione:

 

“Mosè divise il suo insegnamento in due parti collegate da un terzo elemento. 1) una parte scritta: la lettera, composta di caratteri ideografici a triplice senso e costituente il corpo. 2) una parte orale: lo spirito, costituente la chiave della parte precedente. 3) tra le due parti, un codice di regolamenti relativi alla scrupolosa conservazione del testo che preserva la vita della Tradizione, avente la giurisprudenza come principio animatore.

 

“Il corpo della Tradizione prese il nome di Massorah. La vita della Tradizione si divise in Mishna e Ghemara la cui unificazione dette vita al Talmud. Infine lo spirito della Tradizione, la parte più recente, costituì il Sepher Iesirah, avente come annessi lo Zohar, il Tarot e le Clavicole. L’insieme di tutto ciò ha formato la Kabbala”.

 

Non abbiamo nulla da aggiungere a questa definizione che non si saprebbe esprimere più compiutamente. La scuola di Alessandria è l’erede diretta della Kabbala, ecco perché sarà da essa che partiranno le principali eresie che la Chiesa dovrà combattere. Notiamo che per tutte queste eresie, derivate da questa scuola, come gli Gnostici, i Manichei, i Marcioniti, i Carpocraziani, gli Adamici, non ci furono discussioni di tipo scolastico, come per l’Arianesimo o il Pelagianismo, ma una dottrina sempre identica a se stessa e con qualche differenziazione di dettaglio.

 

Del pari ritroviamo in tutte queste eresie, un richiamo alla sessualità, alla voluttà in tutte le sue forme. Ma qui, non bisogna scordare che il Cristianesimo, per mettere un freno più stabile alla deboscia, fece disprezzare la sessualità in se stessa, inventando il pudore e i suoi attributi. Da qui, una reazione altrettanto violenta, che si manifestò con varie esagerazioni.

 

Ancora, questi eresiarchi vennero accusati di magia pur dedicandosi semplicemente alle usuali cerimonie degli antichi riti. Queste cerimonie differivano a seconda che si indirizzavano all’elemento spirituale della Potenza Superiore o che si rivolgessero all’elemento materiale. E’ in questi ultimi che si manifestò la sessualità. Fu in questo senso che essi vennero accusati di deboscia, come più tardi avvenne per i Templari[10].

 

 

 

CAPITOLO TERZO

Gnosi libertina

 

 

Gettiamo uno sguardo d’insieme su queste differenti eresie e vedremo subito che si assomigliano tutte, al fondo. La prima in ordine di tempo fu quella di Simon Mago, il presunto inventore degli Eoni o esseri intermedi, e che noi chiamiamo attualmente elementali. Secondo Sant’Ireneo e Sant’Epifanio, costui negava il libero arbitrio, attribuendo ogni azione umana a questi Eoni o angeli che guidavano l’umanità secondo il loro capriccio.

 

Nato in Samarìa, si era sposato con una prostituta di nome Elena, che probabilmente aveva funzioni di medium. Un medico della nostra epoca avrebbe detto che Elena era una povera isterica, dotata per ciò stesso di una particolare sensibilità magnetica. Teodoreto afferma che i suoi discepoli e i suoi continuatori si abbandonavano ad ogni sorta di impudicizia. Capiamo da ciò, che nelle cerimonie, la nudità di uomini e donne si manifestava pubblicamente. Secondo gli antichi costumi dei Romani questa esposizione di nudità non sarebbe stata considerata disdicevole; ma con la venuta del cristianesimo venne interdetta ogni licenza e il pudore fu posto fra le virtù cardinali.

 

E’ probabile che i loro avversari non abbiano ben compreso la loro dottrina e che essi stessi non hanno mai tentato di spiegarla, conservando per loro stessi, quei segreti che li rendevano una Potenza. Il grande risentimento che si ebbe contro di essi fu sicuramente la loro pretesa negazione del libero arbitrio. Ma, senza dubbio, questa negazione non fu assoluta, affermando soltanto il potere degli elementali nelle faccende della vita umana. Detto altrimenti, con l’aiuto degli Eoni e degli angeli intermedi, era possibile cambiare il proprio destino.

 

Questa eresia dette origine a varie sette di maghi, più o meno iniziati: i Menandriti in Samarìa; gli Ezioniti in Giudea; i Corintiani in Egitto. Ma siamo certi che solo i Padri della Chiesa disputarono sul loro conto abbandonandosi a interminabili discussioni scolastiche, mentre quelli stessi custodivano segreta la vera chiave della loro dottrina. La principale risorgiva di questa eresia fu certamente lo Gnosticismo, che si manifestò verso l’anno 137.

 

In tale contesto apparve la teoria della metempsicosi. San Clemente di Alessandria, Sant’Ireneo e Teodoreto ne contestarono la pretesa che le anime verrebbero inviate nei corpi allo scopo di purificarsi. Questi stessi Santi affermavano che gli Gnostici si abbandonavano a innumerevoli deboscie. Si trova dunque dappertutto questo biasimo dell’impudicizia, della deboscia, del culto della voluttà. Essi stessi, si diceva, negavano il libero arbitrio e consideravano gli angeli come esseri intermediatori tra gli umani e i mondi superiori. Essi adottarono sia la teoria degli Eoni che quella dell’Emanazione. Qui ritroviamo i fluidi di cui ci parla la Kabbala in modo discreto, cosa che implica in fondo che l’una e l’altra derivavano dalla stessa scuola.

 

San Paolo fu loro grande avversario e nelel controversie che ebbero con lui, si rinviene ancora una volta il tema della negazione del libero arbitrio. Tertulliano ci parla dei Valentiniani eredi dello Gnosticismo. Loro capo fu un certo Valentino, nato in Egitto e filosofo pitagorico. Nel suo stesso periodo ci furono i Marcionisti. E ancora una volta l’accusa di pubbliche deboscie. I discepoli di Marcione si abbandonavano apertamente alla Magia e si dice che invocassero il Demonio. In queste sedute magiche c’erano uomini e donne nudi.

 

Risultato di queste operazioni una serie di prodigi che, sembra, causarono il più vivo sbalordimento e che i cristiani considerarono come opera stessa del demonio. Poi, ecco Sant’Ireneo che chiama Marcione: bocca e figlio maggiore del Demonio. Secondo questo stesso Santo, tali eretici pretendevano che la creazione del mondo fosse opera dello Spirito Malvagio. C’è dunque qui un vero e proprio errore, poichè Marcione e Valentino credevano alla doppia emanazione della Potenza Divina e consideravano che soprattutto la terra fosse dominata dall’influenza materiale. Questo spiegherebbe le operazioni magiche, le diverse Messe Nere, a cui si abbandonavano gli adepti.

 

Sant’Agostino ci fornisce una prova di questa supposizione, dicendo che i Marcionisti distinguevano in Dio, due differenti divinità. Sant’pifanio va oltre, attribuendogli la credenza in un terzo principio, emanazione dei due precedenti e loro accoppiamento. Si discerne dunque ogni volta la stessa dottrina nel corso dei secoli e le affermazioni erronee degli avversari non fanno altro che confermare questa stessa dottrina. E’ certo che queste diverse sette seppero ben custodire il loro segreto e le si è condannate solo per quanto è trapelato loro malgrado.

 

Nonostante la caccia incessante della Chiesa nascente contro tutte le eresie, ne nascevano continuamente di nuove e che, in base alle accuse che le si imputarono, dovevano appartenere allo stesso seme. Ecco adesso i Manichei di cui Eusebio, nelle sue cronache, ricostruisce l’orogine. Quest’eresia aveva avuto per fondatore uno schiavo persiano chiamato Manes, nome che cambiò in seguito in Maniceo o Manicheo. Sant’Epifanio pretende che i suoi discepoli adorassero il sole e la luna. Sant’Agostino, al contrario, riconosce che essi concepivano due principi divini. Teodoreto va oltre, precisando che uno dei principi era la luce ed il secondo la tenebra. Messo assieme tutto ciò ci fornisce la prova che si tratta sempre dei due elementi: proiettivo e attrattivo, psichico e materiale. Secondo lo stesso Sant’Agostino essi credevano all’immortalità dell’anima. Avevano inoltre in orrore il matrimonio ed è probabile che tra loro, come in molte altre sette dell’epoca, le donne fossero in comune con gli uomini.

 

Ne consegue che molte cerimonie terminassero con un’orgia collettiva. Ma tutto ciò aveva la sua ragion d’essere nella teoria dei fluidi, come vedremo in seguito. D’altronde i molti scrittori cristiani che studiarono questa setta, testificarono che Manes non fece altro che rinnovare la Tradizione di Zoroastro. Bisogna inoltre riconoscere che i Manichei si riallacciavano strettamente agli Gnostici marcioniti; si può dunque ammettere ancora una volta che si trattasse di un’unica setta, continuamente risorgente dalle sue ceneri. Infine Tertulliano, molto più genericamente, inseriva tra gli eretici che negavano il libero arbitrio tutti coloro che si occupavano di Magia e Astrologia. Egli precisa che tutti gli eretici da lui enumerati si abbandonavano apertamente a quelle scienze.

 

Allo stesso modo, verso il 130 d.C. comparvero i Carpocraziani e gli Adamiti. Sant’Eusebio chiama semplicemente i primi col termine di maghi e fornicatori. Li si diceva discepoli di Platone e probabilmente essi credevano alla perfezione attraverso l’unione dei sessi in una sola persona. Li si accusava, per raggiungere questa perfezione,  di abbandonarsi ad ogni sorta di impudicizia. Si riconoscerà in effetti in molte altre sette similari, un’inclinazione a predicare l’omosessualità. Troviamo lo stesso particolare tra i Pellerossa dell’America del Sud e che appartengono certamente ad una Tradizione identica. E’ possibile che l’omosessualità crei dei mediums a causa dell’esaltazione della sensibilità, a meno che non sia vero il contrario.

 

I Carpocraziani credevano, come tutte le altre sette, alla metempsicosi, ai due principi riuniti in uno solo, Dio o infinito. Pretendevano che Gesù fosse nato da Giuseppe, come un comune mortale, e negavano conseguentemente l’immacolata concezione che peraltro non era ancora, all’epoca, un dogma di fede[11]. Gli Adamiti erano anche loro originari di Alessandria ed avevano alla loro guida un certo Prodico. La loro dottrina non differiva da quella dei Carpocraziani, e reclamavano la messa in comune delle donne. Per loro, si ha una certezza; si denudavano nel corso delle cerimonie di culto e si diceva che facessero così per ristabilire la condizione edenica.

 

Riassumendo, non si trova a riguardo che dei si dice assai vaghi, delle spiegazioni estremamente aleatorie. Comunque sia, ovunque troviamo questa accusa di orgia e impudicizia unitamente a quella di essere maghi, astrologi ed eresiarchi. Ma ripotiamoci all’antichità, tra gli Gnostici, dove si sono trovate delle pietre incise con la parola abraxas. Numerose pietre antiche hanno incisa questa scritta. Basilide, capo di un’altra setta, dice che bisogna attraversare 365 cieli per raggiungere la Perfezione. Per lui, abraxas rappresenta la cifra 365. E’ dunque il dio supremo. Del resto, i settatori di Basilide credevano alla metempsicosi, all’esistenza di due anime nell’uomo.

 

Si abbandonavano ad operazioni magiche comprendenti orge collettive. Si dicevano discepoli di Pitagora. In base a quanto detto finora, possiamo constatare che esiste una lunga catena, praticamente initerrotta, costituita da sette segrete che la Chiesa ha sempre perseguitato con indefessa tenacia, ma senza successo.

 

Segnaliamo di sfuggita che tra gli Arabi, a La Mecca, nel tempio della Kaaba, prima della venuta di Maometto, si esponevano e adoravano dei feticci osceni, raffiguranti le diverse forme della sessualità, così come degli strani accoppiamenti. Quest’usanza si è perpetuata senza dubbio anche attualmente con le fantasie del Karakous, burattino osceno, ma spirituale.

 

Arriviamo così al medioevo che non ha concesso requie alla Chiesa. Essa si vede impedita nel proseguire la sua caccia alle eresie.

 

 

CAPITOLO QUARTO

La Tradizione Nera: Albigesi e stregoni

 

 

Non avendo intenzione di esaminare tutte le eresie del medioevo ci accontenteremo di soffermarci su quelle che si richiamano alla Tradizione antica. Vogliamo citare l’eresia albigese che nacque a Roma nel 1130, ad opera di Pierre de Bruys, sacerdote francese. Tra i primi seguaci ebbe Henric e Armand de Bref, allievi di Abelardo. Questo de Bruys venne condannato come eretico nel 1139. Tuttavia non si arrese, trasferendo il suo centro d’azione in Provenza e in Guascogna. Infine venne bruciato vivo a Saint Gilles, come ci informano le cronache dell’abate di Cluny.

 

Quest’eresia ebbe varie denominazioni tanto che i suoi settatori si dissero Petrobusiani, Apostolici, Puritani, Bravuomini, Patarini, Passagini, Poveri di Lione; e tutto ci porta a credere che ebbero tutti la stessa dottrina come fondamento. San Bernardo ne parla come di gente ignorante e rozza, disprezzabile, ma riconosce che preferiscono morire piuttosto che abiurare.

 

Anche nei loro confronti si rinvengono le stesse accuse di orgiasmo e pubbliche oscenità. Polidoro Virgilio li assimila ai Manichei, facendo capire che ne seguivano i dogmi. Si diffusero in Spagna, Germania e Italia. La loro dottrina è identica a quella dei primi cristiani. Duplice potenza divina, due princìpi, uno buono l’altro malvagio. Si è detto di loro che credevano il Diavolo essere il creatore del mondo materiale, cosa che dimostra che i loro accusatori non avevano, ancora una volta, capito nulla. Il diavolo non era per loro, come per le antiche sette, che il simbolo dell’influenza della materia. Essi ammettevano la metempsicosi e negavano la divinità di Gesù e l’immacolata concezione di Maria. Naturalmente, li si accusava anche di negare il libero arbitrio. Questa diatriba avrebbe costato al mondo più sangue di alcune guerre messe assieme. Gli albigesi rifiutavano i principali sacramenti, considerandoli privi di significato e venivano accusati di darsi alle orge e alle perversioni.

 

A questa eresia ne è seguita una seconda, che sembra proprio la sua continuazione. Ecco cosa scrive Monstrelet: “Quello stesso anno del 1459, nella città di Arras nell’Artois, nacque sotto triste e terribile stella, una credenza detta “Religione Valdese”. Sembra che i suoi adepti frequentassero regolarmente il Demonio, di cui si riconoscevano servi. Certe sere, inoltre, si riunivano per celebrare i riti del Sabba. La setta si componeva di diverse persone, uomini e donne, che complice l’oscurità della notte, per diabolico influsso, si riunivano in posti solitari tra boschi o deserti, e il Diavolo gli appariva in forma umana ma senza volto. Questo leggeva un libro con le sue disposizioni e poi distribuiva del denaro. Infine si sedevano a banchetto e terminavano con un’orgia collettiva”.

 

Nulla sappiamo di preciso sulla religione valdese, ma tutto porta a credere che fosse identica a quella albigese. Tuttavia, dobbiamo notare che queste notizie sono state ottenute durante i processi e per mezzo della tortura e non certo con i mezzi legali di oggi. Si può dunque ritenere che molte notizie sono inesatte o esagerate. Anche in questo caso, probabilmente, il Diavolo non è altro che l’aspetto materiale della Potenza Divina. La riunione notturna nella foresta consisteva in una operazione magica qualsiasi, destinata a produrre benefici di carattere esclusivamente materiale. La nudità dei partecipanti era, se non necessaria, perlomento un contributo fluidico. I torturatori ne conclusero che la festa doveva terminare con una prostituzione generale. Ciò può anche essere ma può anche trattarsi di una puerile esagerazione.

 

Circa nella stessa epoca, in Svezia, nel villaggio di Mohre, dei bambini di ambo i sessi venivano condotti nella foresta dagli stregoni. Al momento del processo i ragazzi spiegarono di aver assistito a scene sabbatiche e orgiastiche. Precisarono che i partecipanti erano nudi, si formavano liberamente coppie di ragazzi e ragazze e… fatto straordinario, le ragazze che si erano date concepivano dei rospi. Si vede anche qui che l’esagerazione regna sovrana. Tuttavia, all’atto dell’inchiesta, la maggior parte delle donne accusate di stregoneria, confessarono nel pianto.

 

Non a caso, dobbiamo sapere di trovarci ancora una volta di fronte a cerimonie magiche con finalità materiale. Questi stregoni appartenevano senza alcun dubbio ad una setta segreta e preferirono testimoniare ciò che gli si voleva far dire piuttosto che divulgare la dottrina occulta. Comunque sia, il periodo compreso tra il XIV ed il XV secolo, si mostra assai ricco di processi per stregoneria, si è trovato un altro nome al posto delle eresie e ormai le si chiamano Magia Nera, stregoneria, commercio col Diavolo.

 

La maggior parte dei processi mette allo scoperto figure cabalistiche, oggetti sconosciuti, spezzati o fusi, in rame o in altro metallo. Si diceva che erano stati fabbricati in determinate ore del giorno e della notte, in base all’influsso zodiacale e le si consacrava all’uso magico in specifiche cerimonie ad hoc. Ancora una volta, i cosiddetti stregoni, si lasciavano condannare piuttosto che divulgare il loro segreto. Tutti quei triangoli, quei quadrati, quei cerchi misteriosi, divennero ciò che i giudici volevano che fossero. Da allora, nacque la leggenda giunta fino ai nostri giorni.

 

Gli stregoni, parlando francese, usavano le stesse parole di: battesimo, messa, comunione, in uso nella Chiesa. Se ne è dedotto che scimmiottassero il rito cattolico per farsene beffe e a disonore di Dio, per soddisfare il Diavolo, loro padrone. Da qui la leggenda delle Messe Nere e delle notti da tregenda. Ora, è evidente che tali stregoni e maghi non erano altro che membri di sette pressocchè sconosciute, sette eredi di qualche frammento della Tradizione. Fu tramite questi stregoni e maghi che la Rivelazione orientale si confonde definitivamente con la Kabbala. In breve, alla fine del XV secolo, una bolla di papa Innocenzo VIII ordina a tutti di perseguire e condannare al fuoco, stregoni, maghi ecc. Li si confuse abilmente con i Valdesi, per essere più sicuri di poterli colpire.

 

Nel 1523, una bolla di Adriano VI sostituì la precedente ed il carnaio divenne ancor più atroce. Chiunque si fosse allontanato anche solo di poco dalla fede cattolica, diventava stregone e mago degno del rogo. Tuttavia, la Tradizione era così frammentata, che nessuna società per quanto potente ne conservava dogmi e riti, in apparenza per lo meno. In realtà, questa società esisteva, ma per lungo tempo, non se ne seppe nulla. Questa società, era l’ordine militare del Tempio, i Templari. E’ peraltro al termine del loro processo che stregoni e maghi sembrarono moltiplicarsi e divenne più forte la persecuzione nei loro confronti.

 

Spendiamo alcune parole sui processi ai Templari, processi per noi odiosi, essendo stati causati dall’avarizia di un re e dal settarismo di una Chiesa dispotica.

 

 

CAPITOLO QUINTO

La Tradizione Nera: i Templari

 

 

L’origine dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio è molto confusa per quel che ci riguarda. Sappiamo che venne fondato nel 1118 da Ugo de Payens e da altri otto cavalieri francesi. Questa fondazione avvenne a Gerusalemme con lo scopo di soccorrere e curare i pellegrini. I membri dell’associazione pronunciavano i tre voti di castità, povertà e obbedienza. E’ probabile che all’inizio si trattasse di un semplice ordine religioso, fedele all’autorità di Roma. Successivamente si trasformò, senza dubbio, grazie ai contatti delle sette che in Oriente pullulavano, conservando i segreti della Tradizione.

 

 Per quale motivo i Templari venenro collegati a questa Tradizione? Ecco una dato difficile da precisare, nonostante numerosissime ipotesi di svariati autori. Ma fu grazie al loro processo avvenuto nel 1311, che si scoprono veramente i loro rapporti con gli adepti delle antiche Rivelazioni. I tre capi d’accusa mossi contro di loro non sono diversi da quelli che abbiamo esaminato in precedenza: eresia, disprezzo dei riti cattolici, orgie.

 

E’ fuori discussione che queste tre accuse non siano vere, ma quello che importa è sapere se sono imputabili a un errore e se si è o non si è liberi di credere nella propria coscienza e nelle proprie credenze. Esaminiamo il primo capo d’acusa: l’eresia.

 

Si pensava che i Templari adorassero un idolo, una testa umana dai lunghi capelli. Ecco cosa dice Nicolaï, in base ai documenti processuali: la testa era il simbolo dell’immagine del Padreterno dormiente, tal quale gli antichi Gnostici l’avevano già raffigurata; che su questa testa vi era un geroglifico, probabilmente il pentagono pitagorico, del quale i Templari avevano mantenuto il nome greco: βαφη μετους e che i loro avversari avevano trasformato in “Baphémétus”. Tra gli Gnostici infatti, si chiamava Padreterno l’immagine di una testa dai lunghi capelli e dalla lunga barba.

 

Ecco inoltre quello che è scritto nello Zohar: “10- Ora, fu fabbricato e preparato a somiglianza di un cranio pieno di cristallina rosa. 12- Bianco come lana pura, i capelli pendenti dritti. 15- In lui due narici, da cui fuoriesce il soffio che anima il tutto”. Nel Sépher Dzinioutha si legge: “La barba della verità. Essa avanza dalle orecchie alle labbra. Il filo bianco sale e scende”.

 

Siamo dunque qui in piena Kabbala e si può ipotizzare che la dottrina occulta dei Templari non foss’altro che la Kabbala, di cui in Oriente avevano acquisito gli elementi. Che fossero anche Pitagorici è giustissimo, poiché in tal modo si ricollegano maggiormente alla Tradizione. Tuttavia uno dei cavalieri menzionati diceva che non si trattava di una testa, ma di un mostro a quattro zampe simile alla sfinge. Questo templare, Raoul de Ghisi, ha visto probabilmente un’altra figura simboleggiare il mistero. Ciò non implica affatto che la testa e il mostro esistessero davvero, come hanno preteso certi difensori dei Templari.

 

Tutto ciò non è altro che simbolismo, ma ci segnala contro ogni dubbio, che i Templari al momento del processo, si ricollegavano alal Tradizione antica, per l’intermediazione della Kabbala. L’accusa di empietà che gli venne rivolta, si capisce da ciò facilmente. Si voleva che durante il sacrificio della messa essi non pronunciassero le parole rituali e scordassero volontariamente l’elevazione. E’ evidente che, kabbalisti, essi non riferissero che una mediocre importanza di un rito di cui riconoscevano tutta l’inanità. La transubstanziazione per essi non esisteva, non c’era dunque nessuna ragione perché loro offrissero l’ostia ai fedeli.

 

Nondimeno avevano bisogno di proteggersi da una società che li soffocava in un abbraccio mortale e per conservare il loro credo dovevano giocare d’astuzia con la Chiesa. Ecco perché ufficialmente celebravano la messa, fingendo così l’appartenenza all’ortodossia cattolica. D’altra parte essi ebbero immense ricchezze, così come immensa fu la loro influenza. Si deve supporre che per conseguire queste ricchezze si siano dati veramente a quella che si definisce Magia Nera. In altre parole, attraverso cerimonie speciali, si mettevano in comunicazione con gli elementali che propiziavano le loro imprese. Da ciò la testimonianza di alcuni prigionieri che affermavano di aver visto il Gran Maestro e con lui i membri del Consiglio prosternarsi davanti a un idolo, che per essi rappresentava Aïn Soph, l’Infinito, la Potenza superiore che dominava sia la sfera materiale che quella spirituale. Questo gesto non era del resto che un simbolo, indicante ai soli iniziati che i loro capi non avevano mutato opinione.

 

Si è detto anche che all’atto dell’accoglimento, il cavaliere doveva sputare sulla croce che gli porgeva un templare. E’ probabile che i soli iniziati venissero sottoposti a questa cerimonia, ecco perché le deposizioni dei testi furono così diverse tra loro. Avendo conseguito un determinato grado, l’apprendista, prima di diventare compagno doveva evidentemente abiurare ogni credenza antica, per darsi interamente alla Tradizione. Pertanto gli si chiedeva un gesto che all’epoca era considerato gravissimo e che l’avrebbe allontanato per sempre dai suoi correligionari. Pochi testimoni hanno ammesso di essersi sottoposti loro stessi a questa prova, gli altri affermarono che veniva subita dagli altri.

 

E’ inoltre probabile che tutti i personaggi veramente importanti dell’Ordine del Tempio abbiano fatto perdere le proprie tracce fin dal principio dell’inchiesta. Il Gran Maestro Jacques de Molay e i suoi due più stretti collaboratori erano troppo in vista per poter sfuggire. Non sappiamo nemmeno se dirigevano veramente l’Ordine e se non fossero dei personaggi occulti i veri maestri di un’associazione che voleva rimanere segreta. In base a ciò, coloro che vennero torturati nel corso dell’inchiesta furono elementi di basso rango che ignoravano la vera destinazione dell’Ordine. La Chiesa, che sognava l’egemonia spirituale, era coerente nel perseguitarli, così come perseguitò tutte le eresie che avevano per fondamento la Tradizione. Di fronte a tale potenza, i Templari non ebbero che un mezzo a disposizione per difendersi: la fuga, ed è quello che fecero, come vedremo più avanti.

 

Arriviamo ora all’ultimo capo d’accusa: orgie e oscenità. E’ ormai ammesso che l’omosessualità veniva consigliata ai nuovi arrivati, ma non è verosimile che vi fossero costretti. Una delle cerimonie di ingresso, secondo certi autori, indicherebbe che i rapporti contro natura fossero ammessi nell’Ordine. In altre parole, c’era l’obbligo per il candidato di riconoscere immediatamente che lui vi si sottoponeva sotto pena di espulsione. Tale cerimonia venne chiamata nei processi: baci ripugnanti. Consisteva nel baciare diverse parti del corpo di colui che accoglieva il novizio. I verbali del processo sono molto espliciti: In fine spinae dorsi, in umbelico, in virgo virili, in ano nudo sine medio. Ciò dette alimento a molte controversie e alcuni Templari dissero, sotto tortura, che i baci si davano sul corpo nudo, altri ancora soltanto sopra alla tunica. Questa cerimonia, che può essere esistita davvero, avveniva certamente solo per coloro che erano già avanti nella loro iniziazione. Diversamente, il candidato stupefatto, sarebbe semplicemente scappato.

 

Si è preteso che quei baci venissero richiesti solo in segno di assoluta sottomissione alla regola dell’Ordine.

 

 

CAPITOLO SESTO

La Tradizione Nera: la Massoneria

 

 

Non ci può essere nessun dubbio su questo punto così contrastato: la Massoneria, al suo inizio, non fu che l’erede dei cavalieri del Tempio. Se ne avrebbe una prima prova nei tre gradi aggiunti da Ramsay nel 1738, e che erano: Scozzese, Novizio e Cavaliere del Tempio[12]. Tuttavia fu nel 1327 che la Massoneria fece la sua prima apparizione in pubblico in Inghilterra. Tutta la nobiltà ne faceva parte e il re stesso aveva istituito una loggia a corte. Fu però a partire dal 1610 che cominciò a far parlare di sé.

 

Confrontando le date, si nota che la scomparsa di un Ordine è seguita dalla comparsa di uno nuovo, i cui riti appaiono essere molto simili. Che questa società segreta abbia conservato fino ai giorni nostri i segreti della vera Tradizione non è sfortunatamente credibile. Come ogni cosa, essa si è trasformata, ha perso la chiave dei  misteri e si limita alle opere caritatevoli. E’ accertato del resto che numerosi intriganti hanno cercato di farla uscire dal suo ambito per assecondare le proprie ambizioni, da ciò tutta una serie di commistioni con la politica con la quale si sono invischiati tutti i Fratelli in buona fede.

 

E’ da notare peraltro che l’apparizione della Massoneria combacia con la creazione dell’ordine dei Gesuiti. Si vedono subito i due protagonisti ergersi uno di fronte all’altro. Uno aspira a distruggere la Chiesa e il Potere Pontificio, l’altra, al contrario, a difenderlo e a difendere il dogma. La Massoneria si riduce ben presto ad occuparsi solo di questa sorda lotta dimenticando il suo aspetto mistico, principale motivo della sua istituzione. Fu così che nel 1615 si verificò una scissione, con la comparsa dei Rosa+Croce[13]. Nondimeno, l’attività della Massoneria non fu priva di risultati, poiché portò alla Rivoluzione Francese. Del resto la Massoneria si è sempre trovata al centro di tutte le Rivoluzioni e di tutti i rivolgimenti sociali. La sua forza gli proviene dal fatto di appoggiarsi sui misteri della Kabbala ebraica e dall’entusiasmo dei suoi appartenenti. Da una parte, dunque, la Massoneria informa se stessa di un ruolo politico, mentre il misticismo compete ai Rosa+Croce. Quest’ultimi saranno dunque gli eredi della Tradizione anche se entrambi, ormai, hanno perso la vera chiave del segreto totale. Il fondatore di questa setta è un iniziato di nome Rosenkreutz. Costui pretese di aver rinvenuto in Oriente i misteri dell’antichità. In realtà, dovette riceverli da qualche templare sopravvissuto[14]. Comunque sia, questa setta cominciò a far parlare di sé con Johan Valentin Andreae che pubblicò la Confessio. In quest’opera l’autore ripeteva che Rosenkreutz aveva portato dall’Oriente i segreti degli antichi Caldei, in altre parole, che seguiva esattamente la dottrina occulta della Tradizione. Recentemente, nel 1900, si è tentato di risvegliare quest’antica associazione, ma i risultati sembra siano stati poco incoraggianti. Alla dottrina rosacrociana fu aggiunto troppo  misticismo e anche del cattolicesimo. Fu fatta una gran confusione. In realtà con la nascita dei Rosa+Croce si comincia a trascurare l’aspetto sessuale nelle cerimonie. Si cerca di avvicinarsi alla Chiesa perché la mentalità è cambiata. Solo tra i maghi, gli stregoni, ritroviamo quest’adorazione della nudità, questo richiamo verso il sessualismo. Tutti hanno smarrito la retta via, si va a tastoni, e ognuno apporta una debole porzione della verità integrale.

 

E’ da ciò che nacquero le Messe Nere. Si sa genericamente che la nudità influisce, né si ignora che la nevrosi favorisce l’emissione fluidica. Le isteriche vennero scambiate per streghe e gli omosessuali per stregoni. Nella storia inglese si vede che, nel 1644, un certo Hopkins si lanciò nella caccia alle streghe utilizzando il seguente metodo: tutte le ragazze sospettate di stregoneria vengono condotte nude di fronte a lui. Per mezzo di una spilla egli le punge in più parti del corpo. Ora, alcune manifestano la più completa insensibilità in alcune di queste parti. La spilla penetra ma esse non sentono nulla. Ciò basta ad accusarle di stregoneria e consegnarle al braccio secolare. Anche la scienza moderna ci parla di queste “placche” cutanee insensibili che ha denominato placche isteriche. E’ fuor di dubbio che tutte queste streghe si trovassero nello stato isterico che favoriva le loro doti di veggenza o di medianità. E’ parimenti probabile che queste infelici non fossero che dei semplici strumenti nelle mani di potenti iniziati che seppero mettersi al riparo dalle persecuzioni. Con queste donne le cerimonie dovettero sempre, ad un dato punto,  assumere un carattere erotico. Questo erotismo si trasmetteva all’intera adunanza con conseguente orgia generale.

 

CAPITOLO SETTIMO[15]

La Messa Nera sessuale

 

 

Tutto quanto è stato precedentemente scritto ci ha indicato la vera origine delle Messe Nere. Alla fin fine doveva trattarsi di una semplice operazione magica richiedente uno specifico ambiente fluidico. Le storie di ostie consacrate ed altri sacrilegi, peraltro piuttosto ingenui, sono semplici invenzioni se non realtà di qualche settario imbecille o prete indegno. Tali sacrilegi erano poi del tutto inutili, non servivano a niente, non apportavano alcun risultato. E’ possibile e forse certo che alcuni abbiano celebrato la parodia di una Messa, dal momento che, giustamente, quest’ultima con tutto il suo apparato ed i suoi canti, è una meravigliosa operazione magica. Se oltre a ciò la si esegue all’interno di una chiesa, in una cripta, ci si avvale di un ambiente fluidico ancor maggiore.

 

Non daremo qui la descrizione completa della Messa Nera. Huysmans, nel suo romanzo L’Abisso, ce ne descrive più di una con assoluta precisione, perlomeno per quel che riguarda i tempi moderni. Ritorneremo su ciò più avanti. Ricorderemo solamente che fu Luigi XIV che mise termine alle persecuzioni contro gli stregoni. Da quel momento ci fu un attimo di respiro; poi alla fine del suo regno ebbe inizio la celebrazione di Messe Nere che continuò fino al termine del regno del suo successore.

 

E’ molto difficile conoscere con certezza come operavano i veri maghi. Le cronache di quei tempi ci parlano solo di pochi ignoranti, male istruiti sui concetti di Dio e del Diavolo. Costoro si rivolgevano naturalmente a quest’ultimo ma, siccome erano dei cattolici praticanti, incorrevano ipso facto nel peccato di sacrilegio. Ecco come il più delle volte essi si rivolgevano al demonio:

 

Di massima era un vero sacerdote quello che officiava la Messa. Nudo all’inizio, si ricopriva poi con una semplice pianeta. Sull’altare stava una donna nuda, distesa, in genere colei che aveva richiesto la Messa. Due altre donne nude facevano funzioni di chierichetti ma talora si utilizzavano due adolescenti che, obbligatoriamente, erano anch’essi nudi. Gli astanti si vestivano o spogliavano a loro discrezione. La messa si recitava sul ventre della donna distesa. Lì si posava il calice con l’ostia consacrata. Il sacerdote si occupava delle varie pratiche rituali e pronunciava le parole sacre. Non mancava di effettuare l’elevazione dell’ostia presentandola agli astanti, ma lo faceva accompagnando la cosa con un qualche gesto osceno. E’ chiaro che l’atmosfera fluidica si andava caricando sempre di più e, del resto, tutto vi contribuiva: il silenzio, l’oscurità, il raccoglimento. Il fluido era magnetico ovvero metteva gli astanti in contatto con gli elementali.

 

Se durante questa cerimonia la donna distesa sull’altare concentrava il proprio pensiero su un desiderio, poteva accadere che si producesse una vera e propria trasmissione di questo al punto da affatturare la vittima designata. Lo scopo era così raggiunto. Il giorno stesso o nei seguenti il fenomeno si realizzava e lo si attribuiva al favore di Satana. Tuttavia l’ambiente fluidico così realizzatosi presentava invariabilmente un inconveniente: esasperava il nervosismo dell’officiante e degli astanti. Si verificava una specie di crisi isterica collettiva. Non è raro vedere, a un certo punto, le donne disorientate strapparsi i vestiti e gli uomini compiere gesti lubrici. Subito dopo due o tre di queste donne si accasciavano in preda a violente convulsioni. Erano medium naturali che entravano in trance. Si diceva che fossero possedute ed ognuno se ne rallegrava[16].

 

Ora, con la proibizione della nudità si sarebbe ottenuto lo stesso effetto? Assolutamente no, si sarebbe assistito ad una Messa bizzarra ma senza conseguenze. Non si sarebbe creato alcun ambiente fluidico potente. Gli astanti avrebbero conservato il loro raccoglimento e avrebbero anche potuto invocare il diavolo senza che potesse succedere alcunchè. La nudità, al contrario, porta rapidamente all’impulso genesiaco che determina quel movimento fluidico favorevole alla trasmissione effettiva del pensiero[17].

Non stiamo a giocare con le parole: la maggior parte dei mediums, dei veggenti, sono dei nevropatici o degli isterici. Inoltre, perché le loro facoltà medianiche siano al massimo, è necessario che entrino in una specie di crisi che viene definita col termine innocuo di trance. Ebbene, ogni richiamo alla sessualità favorisce questa crisi, la rende più acuta, accrescendo per di più il potere del medium. Inoltre, se una persona qualsiasi si esercita per un certo tempo nel cerimoniale della Messa Nera, è fuor di dubbio che otterrà rapidamente la sensibilità nervosa che farà di lui un veggente o un medium.

 

Senza spingerci oltre, noi ci ricorderemo sempre di quella modella per pittori che divenne poco a poco cartomante senza aver mai letto prima un libro di cartomanzia. Lei non estraeva le carte, vedeva e basta. A noi disse tutto il nostro passato e presente con precisione, manipolando febbrilmente tredici carte prese a caso e che neanche guardava. La spiegazione di ciò l’avemmo quando volle raccontarci la sua vita. Giovane e timorata, era stata costretta dai suoi genitori a fare da modella per un pittore. La si dovette picchiare per farla spogliare nuda. Da quel momento, all’inizio delle prime pose, avvertiva un piccolo fremito al cuore, dovuto sia all’eccitazione per l’esibizione che alla vergogna. Il suo particolare nervosismo derivava da quella volta e senza altri traumi ella aveva raggiunto questa condizione che faceva di lei un autentico medium.

 

A quell’epoca si faceva un gran parlare di Sabba. Le cosiddette streghe si radunavano di notte in luoghi isolati. Qui si tratta di veri maghi; non si abbandonavano affatto ad un Sabba demoniaco ma bensì ad una cerimonia rituale. René Schwaeble scrive: “Terminato il festino, le streghe si accoppiavano e godevano abominevolmente con i loro demoni”. E’ pressocchè certo che questa fosse la conclusione ordinaria. L’esasperazione nervosa doveva pur trovare uno sbocco naturale. Nondimeno anche la finalità magica era conseguita. Durante la sessione vi era stata trasmissione di pensiero, col supporto efficace degli elementali attratti dall’ambiente magnetico.

 

Si capisce facilmente che tali elementali, essendo privi di mezzi fisici, sono costretti, per poter venire in contatto con gli esseri umani, ad attendere che quest’ultimi si trovino in una speciale condizione di ipersensibilità. Questa condizione, il richiamo esasperato alla sessualità, causa il contatto[18].

 

Quasi ai nostri giorni, il Brown-Séquart raccomandava a chi voleva conseguire una lucidità intellettuale più acuta, di porsi in uno stato di intensa eccitazione genesica ma evitando di soddisfarsi. Questa eccitazione, secondo lui, facilitava il lavoro, conferendo allo spirito una particolare elasticità. Si tratta qui di vita pratica e non di magia, tuttavia la constatazione del dotto studioso ci prova che gli stregoni erano a conoscenza di questo fatto[19]. Ecco dunque perché in tutta l’antichità certe cerimonie rituali richiedevano la nudità che, del resto, era più facile avere in quei tempi lontani rispetto ad oggi. C’è, però, anche un altro motivo, che esamineremo in un capitolo successivo.

 

Torniamo agli stregoni e alle Messe Nere. Si è spesso preteso che questi maghi si servissero del sangue di un fanciullo per compiere i loro incantesimi. E’ noto il ruolo del sangue nei fenomeni di materializzazione. Non è passato molto tempo da che, in alcune riunioni spiritiche dell’America del Nord, si disponesse di un bacile pieno di sangue animale. Ci sono degli elementi materiali che facilitano la materializzazione dei fantasmi.  I maghi si servivano probabilmente del sangue di un animale, probabilmente quello di un becco[20]. Nei resoconti dei Sabba è sempre questione di tale animale.

 

In definitiva, questi stregoni non erano altro che dei normali spiritisti che praticavano le invocazioni per conoscere il futuro o per avere un vantaggio qualsiasi. A conoscenza della Tradizione, ritenevano che fosse più semplice creare rapidamente l’ambiente fluidico senza dover ricorrere ad un medium. Realizzavano questa particolare condizione con l’esposizione delle nudità, l’apporto di una sufficiente quantità di sangue e un contesto appropriato. Nulla ci dice che cercassero studiatamente dei posti solitari, di notte, perché molti di loro potevano permettersi delle tranquille sedute di invocazione in casa propria. Perché, ammettiamolo, nessuno al giorno d’oggi ha mai visto il diavolo ma molti hanno assistito a dei fenomeni inspiegabili che hanno attribuito ingenuamente a Satana.

 

Nelle Messe Nere tuttavia non c’erano fenomeni di materializzazione ma solo trasmissione di pensiero o apporto di elementali ad un fine determinato. Si deve anche riconoscere che il fenomeno delle Messe Nere fu causato soprattutto dall’esasperazione religiosa. E’ un fatto che la religione comporta sempre un’influenza sulla sessualità. Inoltre, nella religione cattolica, specie con l’intransigenza del passato, l’istituto della confessione contribuiva all’iperestesia dei sensi. Ciò, aggiunto al pudore che si raccomandava ai credenti, metteva troppo in vista il frutto proibito tanto da indurre in tentazione più di qualcuno.

 

C’era dunque nella Messa Nera una componente rituale appartenente alla Tradizione e allo stesso tempo un’esagerato bisogno di sessualità. Tra gli antichi il pudore non esisteva e le cerimonie magiche si svolgevano in modo del tutto naturale, tutto convergeva verso il fine determinato creando la giusta atmosfera magnetica. Huysmans, molto documentato su tutto ciò che concerne gli occultisti della sua epoca, ci da una descrizione completa di una Messa Nera. Egli insiste sulla presenza nelle cerimonie di donne navigate, di omosessuali incalliti. In una parola, ci descrive una scena puramente erotica.

 

Noi vogliamo pensare che quegli adepti fossero molto più ferventi delle cose che concernono il sesso che di occultismo, quest’ultimo essendo solo una facciata in grado di permettere libertà fuori del comune. In questo caso, probabilmente, i risultati furono nulli: debole trasmissione di pensiero, nessun vero ambiente fluidico. Dobbiamo supporre che in quel momento l’occultismo fosse completamente degenerato, che non fosse più una dottrina, ma una mescola di superstizioni infantili alle quali si aggiungevano delle vere e proprie idee religiose. A questi adepti mancavano degli onesti intellettuali che avrebbero potuto dirigerli. D’altra parte coloro che disprezzavano queste cerimonie magiche si tuffavano in un misticismo appassionato che non aveva nessun rapporto con la Tradizione occulta. Mescolavano le vecchie diatribe scolastiche del medioevo a poche dottrine scientifiche, approdando ad un bel nulla. Ora bisogna dire che quella parte della Tradizione che i maghi avevano conservato, che i Templari avevano custodito gelosamente, era una religione esclusivamente materiale. In essa, nulla di mistico. Utilizzava le forze della natura per giungere a dei risultati naturali, umani, terreni. Il segreto è tutto là. Chi non l’ha capito, ha vagato in mezzo ad una folla di supposizioni. I sacerdoti dei templi egiziani avevano il potere; Salomone conseguì questo potere e con esso la ricchezza, i Templari furono così favolosamente ricchi che destarono la gelosia di tutti. Bisogna essere kabbalisti per godere dei beni della terra.

 

Più tardi, gli stregoni, i veri maghi – fatto che non si conosce – praticavano questa religione della materia per ottenere svariati benefici. Sfortunatamente, si servirono di ignoranti che, nelle loro mani, furono solo strumenti di second’ordine. E furono questi che vennero torturati.

 

I primi Massoni erano sicuramente dello stesso ordine d’idee. La trasformazione che si produsse tra loro, non fu d’altronde che un cambiamento di mezzi. Società di mutuo soccorso, doveva aiutare i confratelli a salire i gradini della scala sociale con maggiore facilità. Infine, i pochi ignoranti che si danno alle Messe Nere in questi tempi moderni, sono sempre spinti dalla segreta speranza della fortuna senza rischi e senza affanni.

 

Per sfortuna, adoperano dei mezzi inadeguati, dal momento che hanno perduto la chiave della Tradizione antica. Tuttavia il magnetismo, l’ipnotismo e lo spiritismo hanno trasformato le cosiddette scienze occulte. Si è scoperto che non si tratta affatto di intervento diabolico e che il tutto si restringe all’intervento di un duplice fluido in grado di influenzare sia le persone che le cose. Ammettendo che certi corpi emettono una radiazione, si deve necessariamente ammettere che anche i corpi umani ce l’hanno. Inoltre, l’ipnotismo ancora alle sue prime armi ci ha provato che è possibile porsi in comunicazione con le entità dell’al di là. Tutto ciò ci riporta al simbolismo kabbalistico e si comincia a vedere più chiaro in questi aspetti oscuri che, per i non iniziati, sembrano solo ridicolaggini. Se si unisce il magnetismo all’ipnotismo, si giunge alla formula definitiva che ci spiegherebbe il perché delle Messe Nere. Come abbiamo già detto, lo scopo di quest’ultime era quello di avvolgersi di un’atmosfera fluidica sufficiente per entrare rapidamente in contatto con entità superiori. I maghi non hanno cercato altro, facevano del puro spiritismo servendosi del magnetismo universale a cui gli elementali sono sottoposti così come noi tutti.

 

CAPITOLO OTTAVO

il potere della nudità

 

 

Abbiamo già riferito dei particolari circa il ruolo speciale della nudità nelle Messe Nere. Esaminiamo ora la questione fino in fondo. Dobbiamo tornare alla nostra vecchia idea già spiegata: ogni individuo è provvisto dei due poli magnetici universali. Possiede l’elemento positivo o proiettivo e l’elemento negativo o attrattivo. I plessi sono i due poli disposti in diversi posti del corpo. In seguito parleremo di questi due poli.

 

Nonostante ciò, certi temperamenti sono più proiettivi che attrattivi e viceversa. Colui che riuscisse a possedere l’equilibrio perfetto tra i due poli sarebbe una vera e propria potenza, ma dobbiamo subito dire che ciò non accade praticamente mai, a parte qualche genio ed in un momento particolare della sua vita. Ora avvaliamoci di un esempio scientifico che farà comprendere meglio il nostro pensiero.

 

Ognuno sa che il radio emette delle radiazioni in grado di attraversare quasi tutti i corpi. Tuttavia, se si avvolge il radio con certe sostanze, l’attraversamento operato sarà meno efficace. Identico fenomeno avviene nel corpo umano. Le radiazioni magnetiche si sprigionano nello stato di nudità in tutta la loro potenzialità. I vestiti leggeri le schermano poco o ne cambiano la direzione, proprio come avviene per il radio. Per vestiti leggeri intendiamo naturalmenti solo quelli fluttuanti non quelli aderenti. Più lo spessore degli abiti è alto e più le radiazioni del corpo sono smorzate. Queste non fluiscono più se non dalle mani, dagli occhi e dalla ghiandola pineale.

 

E’ ciò che si verifica nell’ipnotismo, allorchè si è obbligati di aiutarsi con dei passi magnetici per attivare il movimento fluidico. Ecco ciò che gli antichi sapevano e perché nelle operazioni magiche, al fine di facilitare il movimento continuo del fluido, ci si spogliava. Il fluido, bisogna saperlo, non è mai stazionario ma continuamente agente in un moto circolatorio in grado di passare da una persona all’altra. Di conseguenza, se numerose persone si trovano riunite, si produce uno scambio considerevole. Questo scambio, attivantesi da se stesso, forma dopo un certo tempo l’ambiente fluidico, favorevole alle operazioni magiche, alle sedute spiritiche.

 

Se tutte queste persone sono nude, lo scambio è vieppiù accresciuto, poiché il fluido si sprigiona o fluisce attraverso tutti i plessi che non sono ostacolati dai vestiti. Siccome molti dei presenti in una tale riunione sono dei medium senza saperlo, si hanno tutti gli elementi necessari alle manifestazioni, per esempio. In quest’ultimo caso, tuttavia, è spesso necessario, per ottenere materializzazioni più complete e rapide, radunare nel luogo ove si tiene la seduta, diversi materiali le cui emanazioni attive serviranno all’entità per agglomerare attorno a lei quegli elementi fisici che gli permetteranno di materializzarsi.

 

Ecco perché si usava il sangue di becco da parte degli antichi maghi e anche la ragione dei sacrifici cruenti di tutte le antiche religioni. Notiamo infine un ultimo particolare. Tutto ciò che stimola la circolazione sanguigna aumenta il volume di fluido e accresce la sua velocità di circolazione. Al contrario, ogni ambiente fluidico attivo lo diminuisce. Di conseguenza, durante la Messa Nera, la nudità comporta un forte scambio fluidico. L’ambiente magnetico si fa più denso. Ogni richiamo erotico stimola la circolazione sanguigna. L’ambiente stesso fa nascere lentamente il bisogno di questo richiamo all’erotismo.

 

Quando ci si dice che le adunanze del Sabba terminavano con un’orgia generale dobbiamo prestarvi fede. Del resto, queste riunioni si protraevano a lungo. Vediamo dunque che ciò che i primi cristiani bollavano come azioni spudorate non erano altro che i fattori di riuscita necessari all’operatività magica. Nell’antichità le nudità venivano nascoste molto meno e difficilmente si verificavano degli stimoli erotici. C’era solo scambio fluidico, attivato normalmente solo dall’esposizione all’aria dei plessi. Si sarà notato che i fakiri e gli yogi indù sono molto poco vestiti. Nelle loro operazioni di trasmissione del pensiero, di ipnosi, di magnetismo essi sono sempre nudi, portando solo una fascia di tessuto non stretta a coprirgli il sesso. Riassumendo, tutti i plessi scoperti facilitano lo scambio fluidico della persona. Dal punto di vista magnetico, il corpo umano è una batteria inesauribile che espelle il fluido dal plesso positivo e lo riceve indietro dal plesso negativo.

 

Sono stati proprio gli indù che ci hanno fatto conoscere la doppia polarità dei plessi, aprendoci a nuove prospettive. Era questo uno dei segreti che non poteva essere divulgato che agli iniziati di alto livello. E’ probabile che tra i maghi, all’atto delle adunanze magiche, tutti quanti si denudassero. Al contrario, nelle Messe Nere, erano nudi solo l’officiante, i due facenti funzione di assistenti e la donna facente da altare. Non si può dubitare che quest’ultima fosse sempre una medium, in grado di favorire lo scambio fluidico. Si deve infatti considerare il medium come un polo fortemente attrattivo e, usando un’espressione volgare, diremo che attira dentro di sé tutto il fluido degli astanti. Ma, a sua volta, viene spogliato di questa “massa” fluidica dalle entità dell’al di là che ne abbisognano per potersi manifestare e conversare con gli umani.

 

Si capisce facilmente che in tali condizioni il medium non è in grado di operare con libertà. Da lui promana un’atmosfera particolare e soprattutto una cosa che troppo spesso si è trascurata: la sua ora fluidica. Non si può contestare che ogni individuo si trova, in un’ora fissa del giorno, al suo massimo di attivismo fluidico. L’Astrologia ci informa di quest’ora magnetica. Essa dipende dal pianeta che ci influenza maggiormente. Riassumendo, nelle Messe Nere e nelle operazioni magiche la principale ragion d’essere della nudità è favorire:

 

1-       la maggior libertà possibile ai plessi

2-       portare al massimo lo scambio fluidico evitando lo schermo degli abiti

3-       favorire la circolazione sanguigna la quale porta a un maggiore flusso magnetico

 

Da ciò si può concludere che maggiore è il numero di persone nude e maggiore e intenso è il movimento del fluido, migliori i risultati conseguiti. Non c’è alcun valido motivo per supporre che gli antichi fossero più primitivi e viziosi di noi. Così non dobbiamo pensare che essi si abbandonassero a queste fantasie solo perché spinti dal desiderio orgiastico. Non avevano certo bisogno di giustificazioni o spiegazioni per potersi sollazzare in un lupercale qualsiasi e sarebbero stati davvero stolti a farsi del male per nascondere le loro segrete intenzioni.

 

Del resto, c’è una recente esperienza che permette di rendersi conto della potenzialità delle radiazioni magnetiche nell’uomo e negli oggetti inanimati e della differenza di tale radiazione quando si è nudi o vestiti. E’ l’esperimento dei pendoli. Sospendete ad un lungo filo di almeno due metri, un filo flessibile, un pezzo di rame. Ad un altro filo identico una massa di argento dello stesso peso. Sappiamo dalle tabelle comparative del medioevo che il rame è positivo e l’argento negativo. Posizionati i due fili, l’operatore si mette nudo nel mezzo con le braccia tese in orizzontale, a mani aperte. Ciò comporta che i due fili stiano ad un’adeguata distanza. La mano destra che è positiva si porrà di fronte alla massa negativa dell’argento; la mano sinistra, negativa, di fronte al quella del rame, positivo. Dopo qualche minuto di immobilità dell’operatore, si vedranno le due masse fremere, prima una poi l’altra. Se il rame è il primo a muoversi indica il temperamento magnetico del soggetto. Se è invece l’argento, significa che l’operatore è proiettivo. Ripetete l’esperienza, da vestiti, con degli anelli d’oro al dito. Si potrà stare un’ora intera tra le due masse ma non succederà nulla. In quest’ultimo caso si verificherà una specie di disordine fluidico come quando nelle audizioni del telefono senza fili si odono dei crepitii.

 

Con lo stesso sistema si può analizzare la potenzialità magnet