Si può separare l’apprendimento della magia da questo scenario tropicale con i suoi personaggi dal temperamento esuberante, con i suoi fluidi naturali, con le sue droghe, veleni e contravveleni? Si, ciò è certamente possibile. A riguardo si possono compiere considerevoli progressi anche nell’isolamento più completo. Ne sono sicuro, poiché fu il mio caso prima che mi recassi in Brasile. Intuitivamente, sceglievo determinati esercizi, determinati metodi di sviluppo psicologico.

 

Le idee che espongo nel prosieguo sono soltanto delle linee direttrici. Nel dominio della psicologia del profondo, cioè, in quello degli imponderabili, si tratta di divinare e ricostruire da se stessi degli stati di spirito con cui si abbiano delle affinità. E, lo ripeto, su questa terra c’è una quantità di stregoni maggiore di quanto si possa supporre a prima vista. Essi sperimenteranno se stessi, tastando alla cieca, mettendosi alla prova, esaminando il dosaggio e la durata della loro ginnastica mentale.

 

Tuttavia un principio si impone: è indispenabile dedicare un minimo di 30 minuti al giorno a queste attività. Preferibilmente la sera, prima di coricarsi, e assolutamente nel silenzio e nella solitudine. Per un soggetto mediamente dotato, bisogna, a mio avviso, calcolare da quattro a sei mesi di sforzi continui per giungere ai primi sintomi di sdoppiamento della coscienza, che è la pietra di volta della realizzazione magica.

Ancora una parola riguardo gli eccitanti cui faccio spesso allusione. Intanto, il loro ruolo non è che secondario, permettendo di superare certi punti morti e di creare condizioni favorevoli di ricettività. Inoltre, non si tratta di droghe ma di stimolanti, non più pericolosi dell’alcool in sé, per esempio. Si possono fare dei progressi fondamentali senza ricorrere a questi mezzi. D’altronde sono in trattative per avere l’autorizzazione ad importare questi prodotti, sotto controllo sanitario. Darò volentieri tutti gli insegnamenti ai lettori che mi scriveranno all’indirizzo dell’editore. Al presente conto di organizzare un centro di insegnamenti, un Istituto di cultura psico-sessuale.

 

Si, prima di partire per seppellirmi nelle catacombe della jungla amazzonica, avevo già fatto l’esploratore. Per lunghi anni mi sono sforzato di portare alla luce i colori sotterranei della nostra natura. Colori, si, per quanto minuscoli. Penso ai raccordi ostruiti del nostro sistema nervoso. Essi conducono verso una lucidità ed una potenza che ci appartengono.

 

Solo i fili conduttori sono interrotti. Ci sono dei ciechi con gli occhi perfettamente sani. Una lesione cronica del sistema nervoso sbarra l’accesso della luce al cervello. Ed è una trasmissione interrotta che impedisce la percezione di una ricchezza e pienezza che sono alla nostra portata. E’ lì, senza dubbio, il senso di certi simboli, come la cacciata dal Paradiso, il peccato originale, la caduta degli angeli. Ma la caduta avviene in ognuno di noi.

 

Ciò si verifica di norma tra i sedici e i diciassette anni, quando ci si conforma con la vita degli adulti. In quel momento si rinuncia alla magia dell’immaginazione infantile che in realtà è un torrente di energia perfettamente reale ed utilizzabile. Come accedere alle turbine per servirsene? La generazione futura lo imparerà a scuola. Quella generazione conoscerà anche e soprattutto la vera destinazione delle sue energie sessuali. Non già per reprimerle come propongono dei miserabili puritani. Al contrario. Esse si sdoppieranno, vivranno più intensamente che mai, elettrizzando l’organismo con la loro costante vibrazione allorchè si sarà sbolccata la fonte inesauribile della gioventù e di tutte le ricchezze da cui sgorga anche l’erotismo. Non è assolutamente pensabile, infatti, che una vita così traboccante di ricchezza debba avere quel viso disgustato dalla noia che ha per la maggior parte delle persone.

 

Ecco dunque, non delle ricette ma delle suggestioni e, ne sono certo, per alcuni, ispirazioni e scoperte di se stessi. Per trasmetterle, dovrò interrompermi di tanto in tanto per rituffarmi nell’ambiente elettrizzato, lirico, dei miei ricordi. Non può essere diversamente; i miei mezzi di comunicazione si basano sulle associazioni di idee, sull’ intimo riconoscimento dell’identificazione con i sogni e i presentimenti del lettore.

 

Gli inizi sembrano modesti. Ricordano la ginnastica preparatoria della boxe o dello sci. Bisogna per così dire sviluppare certi muscoli, certe forze del sistema nervoso, per allestire e cavalcare un corsiero così capriccioso e focoso qual’è l’istinto sessuale. Nel sistema che ho distillato dai riti dell’iniziazione brasiliana, bisogna praticare il rilassamento decantato dagli Indù, ma pure una condizione diametralmente opposta: l’estrema tensione dei muscoli e dello spirito.

 

Si sa, gli esercizi di rilassamento consistono nello sdraiarsi in penombra, concentrarsi sui diversi fasci muscolari, eliminare ogni contrazione inconscia, fino a giungere al gradevole torpore che permetterà poi di sospendere l’attività cerebrale e di fare il famoso vuoto mentale. E’ certo che questo stato, che si può raggiungere in quindici-trenta giorni di tentativi sistematici giornalieri di una dozzina di minuti ciascuno, èestremamente riposante e fa recuperare all’organismo in un quarto d’ora le forze nervose ottenibili con molte ore di sonno.

 

Per il nostro scopo, è tuttavia essenziale abituarsi parallelamente e simultaneamente alla contrazione estrema, quasi dolorosa del corpo. Senza cambiare posizione, immediatamente dopo il rilassamento, si mettono in azione, stringendoli, come se si trattasse di compiere uno sforzo straordinario, gli uni dopo gli altri, i muscoli delle braccia, delle gambe, del ventre, del collo e infine di tutto il corpo. Queste contrazioni devono durare una dozzina di secondi. Devono essere così intense da far tremare e vibrare tutte le membra. Secondo le più recenti ricerche è la migliore delle ginnastiche. In più aiuta molto ad emettere, a trasformare in onde telepsichiche le intime emozioni, che si sarà imparato a dominare successivamente. Ma bisogna raggiungere un certo virtuosismo, la capacità di ricadere dalla tensione al rilassamento e di alternare in rapida successione i due stati.

 

Si beva, ogni tanto, qualche goccia del proprio sangue, mischiato a un cucchiaio di miele e uno di rhum bianco. Non so se la virtù di questo beveraggio sia più magica o psicologica, sotto l’egida degli archetipi di Jung. Ma so che contribuisce molto efficacemente ad attivare il circuito di forze interiori, la re-iniezione nell’organismo delle proprie forze, delle proprie ghiandole, mezzo infinitamente rinvigorente.

 

Si immagini prima di cominciare il rilassamento una parte del corpo femminile, come per esempio un bel collo. Proibirsi di tornarvi col pensiero durante gli esercizi. Cacciare con forza quest’immagine dalla propria immaginazione. Non ci si riuscirà e questa rappresentazione leggermente libidinosa si mescolerà, in modo tonificante allo sforzo dei muscoli. In seguito, durante il rilassamento, tolta la proibizione interiore, l’immagine in questione si delincerà per qualche istante semi-cosciente con grande chiarezza nel campo oscuro delle palpebre chiuse, sprigionando un sentimento di gioia e rinascita. Ciò vale anche per gli “apprendisti-stregoni”, sotto un’altra forma beninteso.

 

Avvicinare una mano alla fiamma. Non bruciarsi. Intuire il dolore della bruciatura e pensare che c’è chi ha lo spirito immune da ogni sofferenza; che c’è in ognuno di noi un principio che ci stacca dal corpo. Immaginare dei trionfi eroici. Questa è una palestra dell’immaginazione prima di esserlo della volontà. E’ l’immaginazione sempre più atrofizzata dei tempi moderni che ci pone sopra al livello animale. E’ un dono unico, più raro nella natura che la volontà o la stessa intelligenza.

 

La magia (e si vedrà che questa rimane la parola migliore) èin sintonia con la religione, con la teologia mistica, con la rieducazione dei riflessi sessuali, e una ginnastica della volontà e dell’immaginazione assai ardue. Certamente più ardua dell’allenamento di un astronauta. Un secolo fa, le accademie scientifiche dichiaravano che le ferrovie avrebbero danneggiato irrimediabilmente il sistema nervoso. Una velocità assurda di 30 Km/h avrebbe fatto di ogni passeggero un pazzo furioso. Cos’avrebbero detto a quell’epoca dell’allenamento di un astronauta? O soltanto dei piloti degli aerei a reazione? Ognuno è prigioniero della propria piccola vita, più o meno media, più o meno insignificante? O non si può far nulla? Che grottesca bugia! Così si è affermato che in base ai disegni della Provvidenza l’uomo era stato creato per strisciare sulla superficie terrestre. Il volo è per natura riservato agli uccelli! Allora non è la natura che ha creato gli uccelli supersonici. Questi sono i pionieri che annunciano un nuovo stato di coscienza da loro creato. Si può immaginare di riuscire a vivere nell’era atomica senza violare un subconscio ancorato tuttora all’età della Pietra?

 

Seppellire la bassezza e la vigliaccheria della natura umana. Confezionare una piccola pallina di cera impastata con gocce di sudore e saliva. Seppellirla in un giardino o, se possibile, ai bordi di un cimitero prima di mezzanotte nel secondo quarto di luna. Ripetere l’operazione una volta al mese. Magia o Jung? Non lo so. Conosco invece la sensazione di liberazione e slancio interiore che ne deriva. Rilassamento e contrazione. Rilassamento profondo e tranquillo. Tensione selvaggia, dolorosa e fiera. Abituarsi a questi stati estremi, come ad una seconda respirazione. Al presente: senza esercizi speciali, la citata alternanza cambia il ritmo della respirazione fisica e la rende profonda, costantemente regolare, vivificante.

 

Passare dalla tensione all’accellerazione del ritmo vitale, ciò che significa al principio quello che Bergson chiama l’attenzione alla vita e allo sguardo. Contraendo tutti i muscoli far vibrare, trepidare, spaziare lo sguardo a velocità rapidissima, da tutti i lati, scorrere o fermarsi su dozzine di oggetti al secondo, dardeggiare febbrilmente in tutte le direzioni, continuare questa danza frenetica degli occhi tendendo tutti i muscoli, per circa mezzo minuto all’inizio, e fino a due-tre minuti in seguito. E’ uno sforzo doloroso. Al principio non si registrano che immagini sfocate dell’ambiente circostante. Poco a poco si diviene tuttavia capaci di vedere, e poi di pensare e agire ad un ritmo ultrarapido. E’ la quarta velocità, la presa diretta dell’esistenza.

 

Ecco un ricordo. Rivedo una giovane donna in estasi distesa davanti l’altare degli Orixas. Ora, posso penetrarla. La sto stringendo in modo infinitamente più intimo di quanto non potrei fare nel corso di una notte d’amore. Non dobbiamo dunque pensare che è la personalità dell’amante che vogliamo possedere attraverso le aperture del suo corpo? Se non fosse così, se l’anima non fosse il vero oggetto dell’amore carnale, come spiegheremmo il Potere che ha su di noi un bel volto di donna? Perché i poeti avrebbero decantato gli occhi delle loro belle? Come potrebbe uno sguardo (che non è altro che il riflesso di una condizione dello spirito) accendere i sensi, se le aspirazioni più alte di noi mirassero veramente ai seni, se i desideri più profondi dell’uomo fossero realmente incamati da un paio di natiche? E’ la scaturigine originale della sessualità, sono le onde elettriche emesse dal cervello che ora vanno ad unirsi con Livia, perché mentre un sospiro di sollievo muove il robusto petto contadino di lei, il mio risveglio magico si perfeziona.

 

Guardare fissamente senza sbatter di ciglia, un chiodo o una piccola macchia. Allenarsi tutti i giorni. Per alcuni, all’inizio, trenta secondi di questo esercizio costituiscono una tortura. Si arriva in capo ad alcune settimane ad immobilizzare lo sguardo per dieci minuti, senza fatica alcuna. Tale allenamento conferisce allo sguardo una qualità che i macumbeiros chiamano: “il peso degli occhi”. Rilassamento-Tensione-; Rilassamento-Tensione.Accelerazione. Camminare per strada, dardeggiando, folgorando la tensione e l’attenzione dai tutti i lati. In seguito: limitare questa vibrazione rapidissima dell’attenzione alla vita, questa palpitazione della percezione, su una superficie definita. Per esempio, la nuca di qualcuno che cammina davanti a voi. Spesso, secondo la ricettività del soggetto, nel giro di qualche secondo, manifesterà sintomi di nervosismo e si volterà con aria irntata.

 

Portare, in noi, nell’isolamento, l’accelerazione fino al parossismo, fino ad una contrazione pressocchè insopportabile e poi scivolare verso la decontrazione. Lasciarsi sommergere dei flutti di un’immaginazione estenuata, torpida, felice. Rivedere, rievocandola lentamente, con pazienza, una parte del corpo femminile. Estendeme i contorni, “scolpire” col pensiero, un corpo sempre più completo, sempre più vivo. Non scoraggiarsi per la scomparsa dell’immagine. Ogni giorno, ad ogni ripetizione essa diverrà più chiara. Interrompere bruscamente questi giochi della fantasia. Pensare ad altro, abbozzando uno stato di tensione. Subito, dopo aver rimosso questa proibizione, le immagini riammesse affluiranno con una chiarezza sconvolgente. Aggiungeranno un pizzico di gioia agli sforzi compiuti. L’immaginazione, frustrata dall’era tecnologica, e la nostra maggiore fonte di energia. Bisogna riattivarla, prenderne possesso.

 

Se possibile: cercare di sopportare la vista di spettacoli sanguinosi. Andare a caccia, per esempio, contro i propri gusti e convinzioni, è un’ottima cosa. Osservare il proprio fremito interiore, i moti di orrore. Scoprire che la loro origine è l’identificazione inconscia con la vita organica della vittima. Dominando questi impulsi ci si sente pervasi dalla certezza intima di un’altra vita, indipendente dall’organismo, immateriale e invulnerabile. E’ il senso dei sacrifici di sangue.

 

Osservare a lungo le immagini delle pagine precedenti. Pensate che gli stregoni praticano di tanto in tanto delle piccole incisioni col rasoio, sul corpo dei loro medium, e questi accettano tale sofferenza con la gioia fervente dello spirito di sacrificio. Meditando su queste immagini si tocca il centro di un mondo che è designato con un etichetta farmaceutica che reca impressa la dicitura: “sadomasochismo”. Si avvertirà che questo “masochismo” femminile non è altro che una trasposizione simbolica, dunque: poesia della devozione, del dono totale di sé e chi non ha nell’immenso impero della voluttà nulla di più motivante di un viso femminile estatico, fiero e sottomesso?

 

Affrontare la più penosa delle privazioni: la sete. Dissetarsi solo all’estremo della propria resistenza. Ciò aumenterà rapidamente, se uno se ne rende conto, con l’esperienza, che queste prove solitarie provocano una crescita quasi palpabile della forza di convinzione, dell’irraggiamento della personalità, del magnetismo, insomma.

 

Gli stregoni bruciano corna di toro, aggiungendovi piume di corvo e petali di fiori dal biancore immacolato. Aspergono il fuoco con sangue di maiale e ne aspirano a lungo i vapori - lo ammetto - del tutto nauseanti. Senza dubbio si tratta dell’archetipo misterioso che incama l’innocenza verginale assorbita e impriginata dalle forze sinistre della vita. Ciò sembra essere un potente stimolante dell’immaginazione.

 

Disporre nella semioscurità della propria camera uno specchio che rifletta la luce di un lume. Dopo qualche esercizio di tensione e di accelerazione, sprofondare nel rilassamento guardando fissamente lo specchio ed evocando la “scultura” mentale di un corpo femminile. Ascoltare, nel silenzio completo il tic-tac di una pendola. E’ il cominciamento dell’autoipnosi erotica. Dirsi che ci si addormenterà in parte, ma che non si tratterà del sonno solito. Cullati dalla fantasmagoria erotica sempre più netta, si considererà l’idea del suo desiderio, del suo prototipo, per così dire, al di fuori del corpo, in una dimensione extra­spaziale, che esiste, perché essa diverrà tangibile.

 

Dopo qualche esercizio e vari tentativi si avvertirà un piacevole torpore ed un leggero pizzicore sulla punta delle dita. Il desiderio di una bellezza extra-corporea ma tuttavia percepibile si diffonderà attraverso i tessuti. Si avvertirà una sensazione di leggerezza. Ad un certo momento ci si sentirà allontanare lentamente, molto lentamente, dal proprio letto, cullati, innalzati sopra il proprio corpo. Ad un livello superiore di sviluppo, si percepirà la propria figura, vista dall’alto. Ci si sentirà ondeggiare nell’etere in compagnia della “statua” dei desideri sempre più vivi.

 

Questa condizione può trasformarsi in sonno normale, eccezionalmente profondo e riparatore. Può egualmente essere interrotto da un moto della volontà che non rimane certamente assente. Se si giunge a questo sdoppiamento della percezione, si è acquisito il potere di infiltrarsi nei sogni di persone distanti. Si possono fare esperienze probanti. Scelto il medium, che al momento dell’esperienza deve dormire, questi sognerà la strana realtà sdoppiata che noi stiamo vivendo. A questo livello di evoluzione psichica bisogna cominciare ad introdurre questa disciplina nei propri rapporti amorosi, anche se il loro carattere è superficiale, banale.

 

Bisogna cominciare dapprima a saper bloccare la grossa difficoltà della voluttà. Bisogna già essere capaci di sdoppiamento, distacco dal proprio corpo, per poterlo immobilizzare in una stretta. Per secondi e minuti si lascerà ondeggiare il desiderio come una scialuppa a cui si è fermato il motore. Magnetizzare questa immobilità con tutte le correnti della tenerezza, con i suoi gesti e le sue parole. Ripetere questa immobilità a più riprese. Abbandonarsi solo al limitare dell’incoscienza. Poco a poco, giungere a separarsi dopo una fase di immobilità. Non è ancora il raggiungimento dell’eros dei macumbeiros. Ne è il preludio. In ogni modo non si rischia di scioccare la sensibilità della propria partner. Sono rare le donne che si sentiranno frustrate dopo aver passato queste ore, folgoranti e serene allo stesso tempo.

 

Tutto ciuello che scrivo a riguardo dell’uomo riguarda anche la donna. Anche per lei si tratta di prolungare, differire il denudamento dell’atto d’amore, ma senza alcuna forzatura, amare sdoppiandosi, anticipare in ogni momento l’ultima dolcezza dell’orgasmo, attraverso la consapevolezza che si avvicina, riempire i momenti del presentimento dell’estasi che, quando arriva, al termine della lunga e abile ascensione, si manifesta sotto forma di onde meno agitate e molto più lunghe del normale.

 

Una parte dell’abituale scarica elettrica, e la medicina del futuro lo confermerà, e lo sa il cielo di quali altre secrezioni, ormoni, ghiandole, ritorna verso il centro dell’essere, verso la scaturigine della corrente vitale e si condensa sotto forma di impulso puro, gioia di vivere, energia nervosa, vitalità insomma. Evidentemente, il partner di una donna che ha portato a termine questo genere di evoluzione è spesso un uomo passivo che segue il ritmo della sua domina con sentimento di devozione. Ma succede anche che l’uomo appartenga alla stessa razza di amanti futuri, di coppie che organizzeranno le loro notti come una creazione musicale, come una fuga. Gli stregoni che si amano uruscono spesso alcune gocce del proprio sangue nel drink magico già menzionato, di miele e rhum bianco che bevono assieme.

 

Il risveglio magico! E’ un colpo di spugna che cancella la frontiera tra la vita e la morte. Ero me stesso, ben vivo, in procinto di concepire dei pensieri pratici. Ma, mi trovavo anche altrove lontano dal mio corpo. La mia vita penetra la materia degli oggetti morti. Così ero il cero al centro dell’altare. Ne contemplavo la massa rossa, le gocce di cera fusa che cadevano giù, il bagliore e il centro blù della sua fiamma. Soltanto che lo vedevo con un’intensità ed un muto entusiasmo che ora cominciava a dissolvere il mondo circostante, a sommergerlo sotto i vaghi flutti del mio essere. Partecipavo alla vita segreta di tutto quel che mi circondava. Preavvertivo la caduta delle gocce di cera fusa, il contatto di lontane lastre di marmo che mi rinfrescavano la fronte, la brezza mi trasmetteva i sapori dei frutti che aveva sfiorato.

 

Un’avidità infinita, una sete ed una gioia di vivere indicibili abitavano i miei sguardi e i miei nervi, illuminando il mondo circostante con una chiarezza abbagliante. Così (anche se con un senso di meraviglia molto meno lucido) il naufrago avvista la tavola di salvezza, l’avaro il biglietto della lotteria vincente, l’innamorato disperato la sua bella che gli ritorna. Era la quintessenza della forza virile che scorreva nelle mie vene. Le ghiandole vi riversavano un elisir. Era sperma? Ciò che si chiama comunemente così ha ben pochi rapporti con quella lava irradiante e soggiogante che bolliva in me. Non più del petrolio lento e oleoso del lume rispetto agli ottani del carburante per aerei.

 

Era il mio cervello che aveva distillato questo elisir secondo la ricetta degli stregoni brasiliani. Essi sono gli alchimisti dell’organismo umano. La formula però è cifrata. La si scopre poco a poco, alla luce di una realtà vissuta. Era ciò che avevo fatto già altre volte. E’ ciò che sono in grado di rifare, di far rivivere su queste pagine, spianando il terreno dalle rovine che circondano il segreto ritrovato.

 

Mi rivedo, chino sulla giovane donna in trance. Si trattava peraltro della Livia del prologo precedente. Le sento il polso. Era tornato quasi normale. Io ero Livia. No, ella era me. Un alone luminoso si formava attorno alle cose. Senza dubbio, emanava dal loro doppio glorioso. Questo concetto mi sembrava in quel momento così spontaneo quanto quello delle ombre.

 

Le forme dell’altare, di quel broccato che una mano invisibile continuava a tormentare furiosamente, i banchi attorno a Livia non erano altro che ombre. Dietro questi negativi oscuri, trascurabili, sostituibili, stavano un’ altro inginocchiatoio, un altro altare e un’altra Livia. I positivi. No. Gli originali degli oggetti e delle persone la cui vita ordinaria ci mostra le foto malriuscite. Queste immagini luminose, eteree, rendevano l’idea della leggerezza, l’eleganza delle ballerine, abolenti ogni pesantezza. Sprofondavo nel senso di meraviglia davanti questa seconda realtà che si apriva ai miei occhi.

 

E tuttavia, ero ben lungi da ogni allucinazione. Riflettevo con serenità ed esaminavo freddamente il nuovo volto del mondo. Lo classificavo nell’ambito delle ispirazioni poetiche. Delle impressioni fortemente colorate. Il cervello mi funzionava con tanta precisione quanto dopo il terzo bicchiere di whisky. Ciò lo avevo in comune con le persone dello stampo di un Gurdjieff, di un Rasputin e degli stregoni brasiliani in genere: se mi metto (molto raramente peraltro) mezzo litro d’alcool in corpo, mi fa ben poco effetto.

 

Tengo ad evidenziare questa mia caratteristica assai rivelatrice. Essa non dimostra, come si potrebbe credere, un’eccellente sistema digestivo ed un organismo vigoroso come i personaggi citati, che avevano una costituzione robusta. Si tratta di una razza di stregoni rabelaisiani, espansivi. Sono molto diversi dai profeti introversi e disincamati che ci spedisce l’Asia. I primi non predicano né la rinuncia né la rassegnazione. Sono cercatori di tesori, pirati, conquistatori. Occidentali, insomma! Se indagano nel subconscio è perché cercano nuovi metalli, anni, utensili. E se reggono prodigiose quantità di alcool, è perché una certa esaltazione dell’attività cerebrale neutralizza i veleni.

 

La mia coscienza era dunque così lucida quanto dopo il terzo bicchiere di whisky. Ebrietà? Si, ma quella che ispira la gioia di vivere, l’euforia di una raggiante mattina di primavera. Ero tutt’altro che un visionario. Non vedevo le aure. Non era necessario. Sapevo che i doppi luminosi erano là. La loro corporeità mi toccava. Era un contatto materiale al pari del vento che ci sfiora il viso. Quelli mi soffiavano da lontano. Da oltre la vita e la morte.

 

I maghi portano indosso dei piccoli pezzi di legno leggero bianco e poroso che hanno impregnato di veleno di serpente. Sotto questa forma simbolica, il veleno non ha evidentemente nessun effetto. Ma l’idea di un oggetto imbevuto di veleno mortale, anche se non agisce come se fosse in un serpente, sembra corrispondere ad un potente archetipo del subconscio collettivo. Mette in moto delle idee-forza e ispira una sensazione di invulnerabilità e sicurezza il cui accumulo a degli effetti, alla lunga, sensibili, magnetici.

 

Creare l’immagine di un serpente. Concentrandovisi per tre minuti al giorno, si giunge in capo a qualche settimana a vedere con grande nettezza, non importa cosa dietro le palpebre chiuse. Aumentare l’intima sensazione di terrore causata dalla presenza del rettile toccando una spugna o un tessuto umido e freddo. Far seguire l’esercizio di sdoppiamento, accompagnandolo con la seguente autosuggestione: “Non sono io che tocco il rettile.... io mi libero da me stesso. Non sono io che provo questo terrore.... il terrore di questi nervi non conta.... anche la morte di quest’altra coscienza che sto per lasciare non conta.... Sono io che fluttuo al di sopra dell’altro, resta.... rimarrà sempre.... imperturbabile, indelebile....”

 

 

Non è il mio compito quello di vedere nel mondo occulto. Il medium, il veggente sono passivi. Essi ricevono, sono il disco di cera ad alta fedeltà, vengono impregnati, sono femmine. Non è stato per un fine così mediocre che mi sono addentrato nella “no man’s land” tra la vita e la morte.

 

Ah. degni e discreti maghi, grandi sacerdoti sentenziosi ed ermetici, non è per nulla che da decimila anni vi nascondete dietro non so Quale legge occulta, che vi obbliga al silenzio! Dite che è pericoloso rivelare il segreto? Ciò provocherebbe la vendetta delle forze della notte? Ebbene io lo rivelerò e sono sicuro che i signori delle tenebre se ne staranno buoni. E ci saranno pur stati degli stregoni così comunicativi e temerari come me.[1]

 

Solo che il silenzio e le frasi oscure sono più comode (specie per gli illetterati) che trovare le parole per descrivere, meglio, per lasciare pian piano divinare i veri avvenimenti del mondo occulto e del regno di quel dio che è in noi. O, per lo meno, che vi può essere.

 

Bisogna sapere una cosa. In Brasile gli amanti sfortunati hanno la detestabile abitudine di bruciarsi vivi. Le varie cronache dei giornali riferiscono ogni settimana numerosi casi. Gli amanti delusi si cospargono di benzina o di petrolio. Un fiammifero completa l’opera e termina la toilette delle belle, vestite di fiamma. Una torcia umana si precipita in strada dove la sua corsa insensata sarà fermata dalla morte.

 

Come ti amo, o Brasile, paese di dolcezza e orrore sposati in segreto matrimonio! Paese di una magia voluttuosa e sadica, ma quanto più vicina allo spirito avido e drammatico dell’Occidente che l’insipido e, tutto sommato, puritano rinunciare degli Indù. Come si è potuto immaginare. scimmiottando gli Asiatici, che l’Europeo parente di Prometeo, l’unico ad aver concepito il Superuomo. potesse essere capace di darsi agli sforzi sovrumani dell’iniziazione magica, senza chiedere di avere sotto gli occhi la ricompensa immediata e palpabile? Il possesso di ricchezza e bellezze perfettamente terrestri, ecco la colonna di fuoco che guida lo stregone attraverso il deserto di un eroismo solitario.

 

Sole? Cos’è dunque? Una massa di atomi sottoposta a una pressione enorme che esplodono senza requie emettendo calore e luce. L’orgasmo permanente è una specie di sole. Un giorno si alzerà per illuminare la natura umana. Questa conoscerà allora l’estasi come familiare, trasformata in pane quotidiano, in acqua viva, in ozono da respirare giorno e notte. Delirio dell’immaginazione? E cosa si sarebbe detto a chi, qualche secolo fa, promise di asservire la folgore, di catturame la forza viva, di canalizzarla, distribuirla, servirsene?

 

Ecco l’origine di ogni asprezza, delle facce disgustate che affliggono una gran parte dell’umanità: tutti quanti sentono oscuramente, senza poter intervenire che ogni secondo che passa, che svanisce, è una valigia a doppio fondo che nasconde le ricchezze del defunto Aga Khan.

I termini del linguaggio non basteranno quando si tratterà di descrivere ciò che si troverà nelle profondità delle grotte di Ali Babà e che l’incoscienza dell’umano linguaggio aveva osato rivestire col nome banale di minuti. Come potrei credere che in avvenire si tralascerà coscientemente di insegnare ai bambini l’arte di lucidare, strofinare, rendere lucida quella lampada di Aladino che noi possediamo al fine di sfondare una volta per sempre i Sesami, le porte magiche delle ore. Massicce ali di piombo, appesantite dalla noia, dalla rassegnazione, dal disgusto! Come cadranno, grandi dei, davanti alla muta, silenziosa esplosione del candelotto di dinamite che è l’orgasmo permanente!

 

Sacrificio di miele, sangue e rhum, molto incenso indiano o di altro genere, statuette di legno o foto asperse di sangue, immagini di se stesso e dell’amante, bruciate per contemplare il fuoco e il vapore delle due forme della realtà che si intrecciano e disperdono, unite nello spazio, attraversate dalla luce della fiamma: sprigionamento indipendente della propria essenza e libera per sempre.

 

Stringersi lentamente, a lungo, amandosi lungo diversi gradini di coscienza. Immobilizzazione. Poi, lasciarsi condurre verso l’orgasmo. Subito, la prima volta su questa via, un movimento di violenza. I corpi si allacciano e stringono con furia animale. E’ la caduta nella brutalità. Sono i giochi dell’amore crudele, dei denti e dei graffi. E’ allora che si riprende il controllo, al limite dell’incoscienza, un’ultima volta, ma non per fissarsi nell’immobilità, né per separarsi, ma per allontanarsi a metà, per ricondurre le vibrazioni della voluttà al leggero battito d’ali di un’aquila che plana, per concentrare la tensione vitale nel leggero contatto delle punte delle dita e dell’estremità delle epidermidi e delle labbra che si sfiorano.

 

Lo strano orgasmo che ne consegue allora è un leggero spasmo che scuote il cuore e il gran simpatico per minuti. E’ più lento e carico di una dolcezza cento volte maggiore. Si sente l’essenza del proprio essere scindersi in due correnti, una che si diffonde verso l’amante e l’altra che rifluisce verso il centro segreto della vita. Non ci si separa in questo stato di coscienza. Non c’è che il sonno profondo che scioglie le membra febbricitanti.

 

La vita più intensa, quella del delirio, era stata svincolata al fine di tornare nelle proprie vene, per fertilizzare i propri spazi. Si è divenuti movimento perpetuo, si è appreso a dispensarsi per nutrirsi, una fiamma strana comincia a brillare negli occhi, passa un anno e non vi si crede ancora, due, tre, quattro anni e non ci si arrende all’evidenza: in qualche modo, si vive all’indietro. Lo scorrere del tempo e l’invecchiamento sono rallentati e rovesciati come l’atto d’amore. Sono gli altri che invecchiano, gli impotenti cronici che hanno spezzato il flusso dell’immaginazione erotica, proscritta dai pedanti. Di quell’immaginazione erotica di cui l’esuberanza è la sola fonte della forza e della vita.

 

Ero un’altro. E’ banale. Succede sempre. Non si diventa irriconoscibili da un momento all’altro? Qual’è il rapporto tra una persona nel momento in cui trema per la propria vita e quella che era stata la vecchia vita, quando nell’euforia del bere rideva a gran voce? Io avevo imparato tra le altre cose, una certa ginnastica che tra poco si insegnerà nelle scuole. Sapevo indurre in me certe condizioni di spirito estreme ma che non avevano alcun rapporto con le circostanze del mondo

esterno. E’ una sorta di corso di arte drammatica che mi fecero gli stregoni brasiliani. Parlando francamente, essi insegnano un’acrobazia molto spinta e vivacizzata da esercizi di ascesi e libertinaggio. Entrambi allo stesso tempo.

 

Ascesi libertina. Libertinaggio ascetico. Correnti alternate del futuro stile di vita. Permetteranno agli umani di realizzare quello che sognano da centomila anni. Metteranno su una nuova pelle. Si libereranno della vecchia assieme ad una vita mediocre, inetta e soprattutto della paura che avvelena ogni loro istante. Della paura di aver perso la ricchezza della vita.

 

Allora i corpi non costituiranno più delle barriere tra gli esseri. Fuochi sconosciuti si accenderanno in questi corpi, su queste muraglie cinesi che, nel nostro stato attuale, continuano a separare gli amanti, anche nell’istante del supremo abbandono. Segnali luminosi illumineranno allora la notte, da una solitudine all’altra. Segnali luminosi, l’aura di una tensione nervosa pianificata, accumulata, teleguidata. Gli organismi così galvanizzati non saranno molto lontani da una condizione dell’essere che l’anticipazione geniale della Chiesa attribuisce al corpo glorioso.

 

Roma-Parigi, Luglio 1962 - Gennaio 1964

 

 

 

APPENDICE[2]:

 

INTERVISTA POST-MORTEM

A

PAUL GREGOR

 

                                                                                                  

La catena magico-magnetica formata da alcuni amici è riuscita a contattare la qliphot “Paul Grégor” e a ricavarne questa intervista. Riteniamo che la maggior parte di essa ipossa ritenersi veritiera.

                                    

D.:  Sei tu Paul Grégor?

R.:Il mio nome è Sebescen, Paul Sebescen, sono nativo della Serbia. Grégor è stato il mio pseudonimo.

D.:  Non ci sembra un caso che le dottrine magiche da te propugnate siano il parto di una mente serba, considerata la vena di violenza che si cela dietro ai tuoi scritti...

R.:     In effetti - e volendo sorvolare sulla battuta - noi serbi siamo gli eredi di un lungo periodo storico intriso di violenze inenarrabili, a cominciare da quelle dei Bizantini e degli Ottomani e finire con quelle dei Croati nella Seconda Guerra Mondiale. Io credo che ad un dato momento, qualcuno, assistendo a tanta ferocia, abbia elaborato un suo particolare sistema magico basato proprio sui fenomeni collegati alle forti emozioni suscitate. Non dimentichiamo che i Balcani sono stati i luoghi che hanno fatto nascere i miti di Dracula e della contessa Bathory.

D.: Tuttavia tu dichiari di esserti riferito alla magia nera brasiliana...

R.: Ho vissuto a lungo in Brasile. Qui ho conosciuto degli iniziati alla Macumba più genuina, la Qwimbanda, i quali mi hanno fatto conoscere questa dottrina magica che io ho rielaborato in termini occidentali, ma sarebbe più esatto dire che hanno ri-svegliato in me un ricordo, un’eredità ancestrale collegata all’eggregore della mia razza.

D.: In pratica, qual’è l’originalità, la novità del sistema magico da te ri-elaborato in termini di comprensività occidentale?

R.: Io parto dal presupposto che l’unica magia vera è solo quella che funziona. Il resto sono parole. Cos’è la magia? La capacità di modificare la nostra vita di relazione, con i nostri simili, ma anche con la Natura. Ho notato che questa capacità è in relazione diretta con la quantità di ENERGIA o FORZA VITALE di cui si dispone. I rapporti di relazione tra gli individui dipendono dalla maggiore o minore quantità e qualità di energia e di come essa interagisce. Chi ne ha di più capta e manipola quella degli altri - anche inconsapevolmente -e in tal modo modifica la propria vita secondo volontà e desiderio.

D.: Quindi questa energia - considerato che quella di cui disponiamo in via naturale è appena sufficiente a farci vivere e sopravvivere e che la notte siamo costretti a dormire per rifomirci di essa - dobbiamo trovarla fuori di noi?

R.:  Sì e no. Se noi badassimo a non disperdere inutilmente la tanta energia di cui la Natura ci ha dotato, svilupperemmo un elettro-magnetismo potente. Questa però è già la via degli asceti, dei santi. Ma noi non vogliamo diventare degli asceti e tantomeno dei santi. Noi non dobbiamo economizzare, bensi dobbiamo creare un meccanismo che ci permetta di crearne ex novo a volontà. Ebbene nel nostro corpo esiste un marchingegno di tal fatta che ci permette anche poi di proiettare a volontà questa energia che, essendo elettro­magnetica, ideoplastica, si attacca all’irradiazione energetica dei nostri simili e, in base alla sua forza, è in grado o non è in grado di modificare quest’ultima secondo volontà e desiderio. Possiamo anche captare o rubare l’energia di altri o nella Natura, ma questo è solo un momento successivo della nostra azione e non un fatto a se stante. Interpretarlo in quest’ultimo senso ci porterebbe dritti verso forme di stregoneria criminale, per di più di tipo passivo, e alla fine, inconcludente.

D.:  Dunque parli di un organo del corpo in grado di generare energia o forza vitale?

R.:  E’ un organo in senso relativo. Si compone di una parte materiale e di una immateriale. Mi spiego: la parte materiale ècostituita dall’apparato muscolare e dal sistema nervoso; la parte immateriale è data dalla facoltà immaginatrice e dal desiderio-volontà. La particolare interazione fra questi due sistemi (materiale e immateriale) genera il surplus di energia che andiamo cercando.

D.:  Come funziona la “macchina”?

R.:  Il cervello, tramite il desiderio e l’immaginazione, genera un’immagine. Quest’immagine, come tantissimi desideri dell’uomo comune, è destinato ad abortire, cioè a non realizzarsi e, nel peggiore dei casi, a diventare una larva che ossessiona il mentale della persona. Se, invece, tramite il sistema nervoso, io conduco quest’immagine fino all’apparato muscolare, sono in grado di proiettare all’esterno tale immagine per mezzo di un artificio: una potente contrazione muscolare seguita da un immediato rilasciamento del muscolo e del cervello che ha ideato l’immagine. Questa pratica aiuta molto a trasformare in onde tele-psichiche le intime emozioni. Ho elaborato tutta una tecnica per conseguire questo risultato ma, come sempre, i risultati migliori li ottiene colui che sviluppa da se stesso questi principi.

D.:  Detto così sembra semplicissimo. Non ci stai nascondendo qualcosa?

R.:  Le applicazioni pratiche conseguono da sole. Tutti possono elaborare nel probrio ambito le loro ricerche. Io stesso nei miei scritti non mi sono espresso con eccessiva chiarezza per comprensibili motivi, ma chi era in grado di capire ha capito leggendo le mie frasi buttate qua e là.

D.:  Ti stai riferendo a quanto dicevamo all’inizio circa la violenza?

R.:  Esatto. Va da sé che le contrazioni muscolari più potenti, quelle che “sprizzano” maggiore elettro-magnetismo, sono provocate da stimoli dolorosi. Ora, poiché la forza nervosa ha una doppia qualità - primo, può essere polarizzata in una direzione ideo-plastica; secondo, può essere assorbita non-polarizzata cioè come energia pura - va da sè che se io mi auto-polarizzo in senso negativo (ricettivo), sono in grado di assorbire e trattenere la grande quantità di energia pura non polarizzata emessa dalle contrazioni muscolari di una persona che, per esempio, io “stimolo” adeguatamente.... Avete capito?

D.:  Anche troppo! Ma una persona che viene “stimolata” contro-voglia non polarizza in senso malefico la propria irradiazione nervosa?

R.: Ci sono degli accorgimenti che permettono di “vagliare” questa energia. In linea generale, però, ciò non avviene anche perché il soggetto patente - cioè che subisce l’azione - dovrebbe concentrarsi volontariamente sul fatto che la sua sofferenza vada a colpire chi lo tortura. Nel passato, ci si premuniva da questa possibilità - qualche volta efficace anche inconsciamente - bendando gli occhi della persona o celando con un cappuccio il volto del “boia” - non certo, come scioccamente si è poi fatto, perché si volesse togliere al condannato il trauma dello sguardo della propria pena! Una volta di più, lascio agli sciocchi il piacere di gridare al sadismo. L’Abramo della Bibbia era un sadico, come gli Atzechi, gli Egizi, i Babilonesi e gli Incas. Tutte le culture religiose sono emerse dallo stesso fremito di passione, dallo stesso mistero che circonda il sacrificio cruento. Il culto degli stregoni brasiliani non è meno impregnato di sangue delle altre religioni creatrici, ma i loro spiriti sono tellurici. I loro piedi non perdono mai il contatto con questa terra. I loro sguardi scavano nei segreti della nostra natura e non si alzano mai verso un cielo ineffabile. Essi si procurano dei beni terrestri.~ la ricchezza, il ringiovanimento, la salute, l’amore, senza curarsi di una vita eterna.

D.:  A questo punto ti chiediamo: cosa c’entra tutto ciò con il sesso? Perché leghi indissolubilmente questa tua teoria dello sviluppo dell’energia magica tramite la sofferenza con il sesso?

R.:  Perché l’energia vitale, quella stessa che fa muovere l’universo - come seppero riconoscere già gli Orfici - non èaltro che energia sessuale! L’energia sessuale è l’unica in grado di creare e moltiplicare. In tutta la Natura il segno della morte viene annunciato dall~ incapacità di generare e di riprodursi. Nel nostro corpo l’energia si polarizza in diversi rami secondari ma quello principale, la sua stessa radice e scaturigine, è la forza di Eros Protogonos (Eros Nato per Primo). Quando l’essere animato è preda della forza di Eros è all’apice della sua potenzialità creatrice. In pratica, l’immaginazione erotica e l’attività sessuale mettono in campo non solo un potenziale di energia maggiore del normale ma costituiscono un successivo e più perfetto marchingegno in grado di creare ed irraggiare energia. Ciò può avvenire sia con la consapevolezza di uno solo che del maschio e della femmina (magia sessuale). La vostra immaginazione erotica è la vera corrente elettrica della vita materiale e spirituale. Le esperienze del mio passato mi portano a credere che una potentissima concentrazione del pensiero e della volontà, rinforzati dalle vibrazioni dell ‘energia sessuale, condensata dalle pratiche stregoniche, agiscono come un potente ciclotrone che scuote l’etere, per estrarre le nuove forme della nuova vita o, per dirla altrimenti, sono persuaso che ci sono dei momenti di eccezionale tensione mentale in cui le allucinazioni si trasformano in realtà. La loro messa in movimento vi conferirà anche facoltà tele-ipnotiche. Vi potrete intromettere nei pensieri, nei sogni altrui. Attirerete verso di voi le persone grazie ad un magnetismo sottile che sembrerà sprigionarsi dal vostro corpo.

D.:  Torniamo al discorso della contrazione muscolare. Ci è parso di capire che c’è una relazione tra contrazione e rilasciamento...

R.:  Infatti il rilasciamento non fa altro che sospendere nel vuoto (dell’astrale) l’irraggiamento mentale sprigionato dalla contrazione, in attesa che una successiva contrazione vada a potenziare questo irraggiamento. Ad un certo punto si crea quella che possiamo definire una larva positiva, che anziché ossessionare noi stessi andrà ad ossessionare (comandare) gli altri per calamitamento magnetico. Ma ciò è solo la prima fase. In seguito a questa pratica - che ha un effetto oggettivo in se stessa - saremo in grado di “scagliare” la nostra energia dove vogliamo, anche a distanze enormi. Un dettaglio operativo importante: quando si immagina una forma, più che crearla con uno sforzo di volontà bisogna “aspettare” che questa immagine ci giunga spontaneamente dai recessi della memoria. Non si è mai sottolineata abbastanza l’importanza della memoria nelle pratiche immaginali e visualizzatrici. Altro dettaglio: concepita l’immagine, bisogna trattenere il respiro il più a lungo possibile; attraverso i polmoni l’immagine così entra nel sangue e viene “pompata fuori” dalla contrazione muscolare. Nel momento in cui trattenete il vostro respiro, esercitate la più violenta e frenetica contrazione di cui siete capaci. Sintomo di riuscita: una leggera vertigine.

Immaginate per esempio che voi stringete un collo, non per strangolarlo ma per soggiogarlo. Ripetete: richiamate l’immagine, ripristinate di nuovo 1 ‘onda di furore quasi assassino. Sappiatelo: in questo stato di autoipnosi, ripetuto, ci sono forti possibilità che la persona visualizzata cominci a pensare a voi simultaneamente, o sognarvi se èaddormentata. Quel che è strano, è che questo flusso di rabbia quasi mortifera viene trasformato dal sistema nervoso della persona visualizzata. Si trasforma in simpatia, interesse, forza d’attrazione.Più tardi, quando padroneggerete interamente le vostre reazioni, studiate di ricostituire questo impeto di rabbia dietro le sembianze del viso calmo, dietro uno sguardo assolutamente impassibile che affonderete per aualche istante negli occhi di una persona presente. Il risultato èspesso sorprendente. La persona cambia completamente attitudini nei vostri confronti e si mostra palesemente attratta da voi. Quanto ai riti, quanto alle correnti telluriche e ai contatti personali~ quanto alla ricchezza e al calore naturale di questi, mi limiterà a dire che ci sono certi avvenimenti che vi galvanizzeranno per interi anni. Solo, è evidente che per sfuggire allazione di certi pregiudizi e di una legislazione puritana, bisogna che io sia molto prudente  gli uni come gli altri si avvicineranno, poco a poco, a quel fremito misterioso che emana all ‘idea del sacrificio cruento e che si ritrova del pari alla base segreta della sessualità.

D.:  Qui il discorso si fa molto strano. Cosa volete farci capire?

R.: La canalizzazione delle energie sessuali è uno dei punti cardine del mio insegnamento, poiché ogni potere, non solo quello degli stregoni, scaturisce dal desiderio. Ho centinaia di volte constatato la verità espressa dalla celebre frase di Paracelso: ogni corpo umano, scosso da desideri violenti, esercita un ‘influenza imperiosa, anche a distanza, su vite meno intense, abitate da desideri meno forti. Voi trasmetterete dei sogni e delle pulsioni passionali anche a distanza ad una persona, anche se sconosciuta. Il problema è prima auello di arrivare ad un grado molto intenso di eccitazione. Voi dovete, grazie ad un certo dominio (ottenuto dalla contrazione, dal rilassamento, lo “stop” e 1 ‘autoipnosi) per alcuni giorni esacerbare i vostri desideri sessuak senza soddisfarli. Poi vi lascerete andare ad un rilassamento di alcuni giorni. La tensione elettrica precedente si abbasserà ma rimarrà disponibile (pronta a riemergere) sotto forma di riserva di forze nervose riviv~fi canti. Il partner si presenterà come per caso, all ‘improvviso. Del pari, la tensione sessuale accumulata diverrà magnetismo, attirando ancor di più, conquistando ancor più.

D.:  Prima parlavate del fremito misterioso del sacrificio cruento che si ritroverebbe alla base segreta della sessualita. Ci pare di capire che per arrivare a questo grado molto intenso di eccitazione voi non disdegnate il ricorso a mezzi che sono vietati dalla legge. Gli esercizi da Voi indicati ne i “Quaderni della Macumba” allora a cosa servono?

R.:  Se dicessi qual’è la base segreta della sessualità allora essa non sarebbe più segreta e io voglio che rimanga tale. Dirò soltanto che è connessa con il vampirismo e il cannibalismo e che una interpretazione totale di questo segreto obbliga ad infrangere certe regole che la società, per il suo stesso bene, si è imposta. Gli esercizi de “I Quaderni della Macumba” hanno un loro valore, ma chi ha capito il mio messaggio sa andare oltre. Vi do un consiglio: andate in Brasile...

 

La nostra “intervista” volge al termine. Il calore del sangue dell’essere a cui si è abbeverata la qliphot di Paul Grégor è ormai svaporato. La sua immagine spettrale si allontana in una nebulosità gelida e gli occhi del kossovaro che giace ai nostri piedi sono ormai terrei.

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] “La vecchia minaccia che i rivelatori del grande arcano cadranno colpiti di morte violenta non deve far paura” (G. Kremmerz: La Scienza dei Magi, vol. I, p 21. Roma 1971) [ndt].

 

[2] Quanto segue è apparso sulle rivista lerà Pomeusis n. 12 e Primordia n. 15. Le parti in corsivo si riferiscono a brani originali presenti negli scritti di Paul Grégor.