Franz Bardon nacque nella regione dei Sudeti – oggi Repubblica Ceca – vicino Troppau, nel 1909. Sua madre racconterà poi alla futura nuora che questi era nato morto e che solo dopo numerosi tentativi di rianimazione la levatrice sarebbe riuscita a restituirlo alla vita. Era figlio di un mistico, Viktor, a sua volta discepolo del teosofo Karl Weinfurter – fondatore nel 1891 con Gustav Meyrink della praghese Loggia della Stella Blu –. L’influsso teosofista non abbandonerà più Bardon, come si nota dal suo costante richiamo, nei suoi scritti,  alla « Divina Provvidenza » e a molti termini indù. Tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso si fece conoscere in Germania come prestidigitatore e illusionista in spettacoli popolari. Viaggiò con frequenza tra Praga, l’Austria e la Germania, dove fece le sue conoscenze più importanti in campo esoterico, principalmente i gruppi di Friedrich Quintscher e Franz Sättler, il primo dei quali era stato influenzato dagli insegnamenti di Pascal Beverly Randolph e dall’Ordo Templi Orientis[1]. La signora praghese Otti Votavova[2], già discepola di Weinfurter e poi fedele segretaria di Bardon, che ebbe il compito di trascrivere i libri che quest’ultimo dettava al magnetofono – per sua scelta non voleva scrivere nulla di suo pugno - è la responsabile della diffusione di alcune notizie inverosimili e leggendarie, tuttora propalate dal gruppo teosofista che detiene i diritti commerciali dei suoi libri, che riteniamo giusto citare en passant. Per motivi che ci sfuggono, la Votavova ha voluto creare la leggenda di oscuri legami tra Adolf Hitler e il gruppo esoterico di Quintscher e Bardon. Quest’ultimo naturalmente viene fatto passare come il più importante dei due dalla Votavova, a cui lo stesso Führer avrebbe voluto conferire importanti incarichi nel III° Reich in cambio della collaborazione magica del Bardon agli eventi bellici. Ma egli si rifiutò pur venendo atrocemente torturato; dopo una lunga detenzione in campo di concentramento sarebbe riuscito a fuggire grazie a un bombardamento alleato. Non è escluso che Bardon stesso abbia voluto “parlare male” con i suoi intimi nel dopoguerra del gruppo di amici tedeschi cui aveva appartenuto con lo scopo di nascondere la provenienza di molti documenti magici che poi avrebbe spacciato per propri. In effetti nei suoi tre libri non c’è alcun cenno biografico! Ma in realtà è molto più probabile che la Votavova si sia fatta prendere la mano galoppando di fantasia (scrisse anche che Quintscher paralizzò i nazisti che lo stavano torturando con un incantesimo…[3]). Non risponde a verità il fatto che il maestro e amico di Bardon, Quintscher, fosse morto in campo di concentramento. Questi morì e fu sepolto in Slesia l’8 Maggio 1945 a Seichau an der Jauer (oggi in Polonia) non certo come prigioniero di un campo di concentramento, poiché il di lui figlio, Wilhelm, lo dichiarò perentoriamente all’esoterista tedesco Ralf Tegtmeier (ieronimo: Frater U\D\) nel corso di un colloquio, denunciando le contraffazioni operate da Otti Votavova. La maggiore contraffazione di quest’ultima fu però quella di avere voluto identificare il gruppo di Quintscher con la ormai famosa F.O.G.C. (Der Freimaurer Orden des Goldenen Centuriums - Ordine Muratorio delle Centurie d’Oro), una confraternita segreta di 99 Logge di 99 membri ciascuna, dedite a pratiche di Magia Nera, la cui esistenza per una di esse sarebbe storica tra il 1840 e il 1933, e di cui avrebbe fatto parte lo stesso Adolf Hitler. Pur non facendo riferimenti diretti a Quintscher, la Votavova scrisse – facendo naturalmente parlare Bardon in prima persona – che questa confraternita possedeva una straordinaria macchina elettronica, il Tepaphon, con la quale erano in grado di uccidere a distanza, elettro-magicamente, chiunque volesse. Il figlio di Quintscher dichiarò al Tegtmeier che questa macchina, il cui vero nome era semplicemente Tepa, era stata inventata proprio da suo padre ed era più semplicemente « un dispositivo elettrico per manipolazioni magiche a distanza avente come bersaglio la fotografia di una persona »![4] Inoltre il figlio di Quintscher dichiarò – sempre al Tegtmeier – di avere una testimonianza attendibile in base alla quale, allorchè Franz Bardon visionò il manoscritto di Frabato ne rimase talmente indisposto che ne vietò decisamente la pubblicazione! La presunta avversione tra Hitler e Bardon potrebbe essere smentita da un confronto fotografico, recentemente proposto da uno studioso francese (ieronimo: Evisul) ed in base al quale il Bardon avrebbe addirittura appartenuto al Partito Nazionalsocialista! Si considerino i simboli sui baveri sinistri delle giacche di Bardon e di Hitler (vedi foto alla pagina seguente).

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Il simbolo della F.O.G.C.

da un disegno dell’esoterista Guido Wolther (ieronimo: Frater Daniel)

 

Tornato nel paese d’origine, Bardon si fece conoscere come guaritore e praticante di medicine alternative mentre ufficialmente svolgeva il ruolo di perito grafologo. Non mancava tuttavia di intrattenere rapporti con persone d’Oltrecortina – specie la signora Maria Pravica di Graz, la quale era stata anch’essa discepola di Weinfurter e fu colei che diffuse per prima in Occidente gli scritti di Bardon[5] - e di recarsi spesso a Praga, dove incontrava gli appartenenti del gruppo mistico che si rifaceva a Weinfurter[6], presso i quali era noto come Maestro Arion. Qui Bardon, nella cucina dell’appartamento in cui ci si riuniva, evocava le entità di cui poi avrebbe scritto ne La Pratica della Magia Evocatoria. Era solito tracciare nell’aria con la mano i sigilli delle entità, le quali davano luogo a una serie di fenomeni di carattere più spiritistico che trascendente.

 

 In occasione dell’evocazione Bardon strabuzzava gli occhi ed entrava in uno stato semicosciente. Del resto si disse che gli esercizi che praticava in solitario fossero di genere fakiristico più che esoterico[7]. Questi vari contatti insospettirono alla fine la polizia del regime comunista al potere che nel 1958 lo imprigionò. Durante i brevi mesi passati in prigione le sue condizioni di salute si aggravarono (soffriva di pancreatite); morì nell’ospedale di Brno dov’era stato condotto. La sua morte ha dato origine ad un’altra leggenda, secondo la quale si sarebbe suicidato facendosi spedire in carcere dalla famiglia un bel pezzo di prosciutto cotto che gli avrebbe cagionato il coma pancreatico. Ciò allo scopo di evitare di venire condotto (o ricondotto) in Russia dove il KGB era molto interessato ai fenomeni paranormali. E’ certo però che alla famiglia non vennero restituiti importanti oggetti e documenti sequestrati all’atto dell’arresto, e gli oltre 960 libri che questi possedeva – a detta della moglie - tra cui un suo inedito[8]. Infine, il corpo sarebbe stato riesumato per una seconda autopsia e la polizia costrinse la famiglia a dare notizia della morte ad esequie avvenute. La sua tomba è visibile nel cimitero di Troppau, oggi Opava. Ecco l’elenco originale delle sue opere, compresa l’ultima, spuria:

 

Der Weg zum Wahren Adepten. 1ª ed. 1956, Herman Bauer.[9]

Die Praxis der Magischen Evokation 1ª ed. 1956, Herman Bauer.

Der Schluessel zur Wahren Qabalah 1ª ed. 1957, Herman Bauer.

Frabato: Ein Okkulter Roman 1ª ed. 1979, Herman Bauer.

 

Dell’opera di Franz Bardon non tutto è stato pubblicato. Mancano moltissime lettere, conservate in originale da un nostro conoscente austriaco, lettere che potrebbero fare luce su molti punti ancora oscuri, come la probabile appartenenza alla praghese H’abrat zerech or boh’er (Discendenti della Luce Primordiale) che non praticava l’ebraismo ma utilizzava l’ebreo come lingua sacra per le invocazioni e le cerimonie, per rimediare alle presunte mancanze iniziatiche delle lingue occidentali. Un fatto che spiegherebbe molto certe affermazioni di Bardon a riguardo della Kabbala fatte nel suo 3° volume.



[1] Secondo una notizia riferita dallo studioso svizzero Peter König (Das OTO-Phaenomen, 100 Jahre Maghische Geheimbünde und ihre Protagonisten vom 1895-1994), negli anni ‘30 il Bardon avrebbe scritto a Aleister Crowley per chiedere il permesso di tradurre in lingua ceca Magick in Theory and Practice. La corrispondenza inedita di Bardon è attualmente in possesso di uno studioso austriaco.

[2] Fu lei l’autrice del racconto attribuito a Franz Bardon: « Frabato ». Questo libro, piuttosto travagliato come storia redazionale, nella sua prima edizione, conteneva alcune parti che sono state eliminate nell’edizione successiva, tra cui il capitolo « Alta magia », un plagio da uno scritto di Georg Lomer. L’unica concessione che si può fare ad una paternità bardoniana, è che Bardon dette l’idea, senza scrivere nulla. Cosa del resto ammessa dallo stesso Editore attuale di Frabato.

[3] Le modalità operative si trovano in Bardon, senza nessun riferimento al fatto, parlando di un’entità della Sfera astrale della Terra: Kiliosa.

[4] Su Internet: Letter from Germany  n°. 1, by Frater U\D\ In realtà, aggiungiamo noi, questa macchina o “batteria magica” era stata inventata in Germania ben un secolo prima. L’esoterista Walter Jantschik ha scritto addirittura un libro sul Tepa: Bapho-magische Forschungen.

[5] Assieme a Rudolf Pravica pubblicò nel 1967 a Graz una versione inglese di Die Praxis der Magischen Evokation.

[6] In una lettera del 2-7-1964 a un corrispondente americano (Jim Morrison, creatore di una The Franz Bardon Foundation), Otti Votavova scriveva: « non solo ci sono qui [a Praga] suoi seguaci, ma si sono anche diffusi all’estero e molti di loro non solo hanno messo in pratica i tre libri pubblicati di F.B. ma hanno anche realizzato una serie di Carte di Tarocchi sulla cui sapienza erano stati istruiti personalmente da F.B.». La Votavova si riferisce indubitabilmente alle illustrazioni che corredano i libri di Bardon.

[7] Questa ed altre notizie sono ricavate da un’intervista all’esoterista viennese Emil Stejnar - il quale ebbe modo di parlare con diversi personaggi citati, specie Pravica, Votavova e la moglie di Bardon - pubblicata sulla rivista tedesca Gnostica, Zeitschrift für Wissenschaft und Esoterik, III, 9, 1999.

[8] Frammenti di questo libro sono poi stati pubblicati in « Fragen an Master Arion », Rüggeberg, Wüppertal, 1997. Questo libro contiene principalmente una serie di appunti presi dai discepoli praghesi di Bardon, prima che quest’ultimo componesse i suoi libri.

[9] Questa è l’unica opera tradotta in italiano col titolo « Iniziazione all’Ermetica », Astrolabio-Ubaldini, Roma 1978, più volte ristampata. Il libro è manifestamente debitore degli insegnamenti di alcune scuole esoteriche germaniche, in particolar modo di certi scritti del massone J.B. Kerning (1774-1851), anche se Bardon è apparentemente critico con alcune sue pratiche; e di un testo scritto nel 1930 da Georg Lomer: « Lehrbriefe zur Geistigen Selbstschulung ». Nei confronti del Kerning si espresse criticamente, ma con più fondatezza, anche Gustav Meyrink: «la Via più pura che porta al Sé profondo è dolce; voi credete dunque che il Sé divino sia sordo, che si debba apostrofarlo per ore urlando, alla Kerning?» (lettera al Signor Müller del 20-6-1917).